Ogni tanto arriva qualche buona notizia anche per i risparmiatori truffati. Il tribunale civile di Ferrara ha infatti dato ragione a un piccolo azionista della cassa di risparmio locale, la Carife, e ha stabilito il risarcimento dell’intero capitale investito (19mila euro) oltre a rivalutazione monetaria, interessi e spese. A farsene carico dovrà essere la Bper che pochi mesi fa ha rilevato per una cifra simbolica la Nuova cassa di risparmio di Ferrara, la cosiddetta “good bank” cui fanno capo le attività della banca finita in risoluzione nel novembre 2015.

Il tribunale ha riconosciuto le violazioni di legge e dei regolamenti Mifid da parte della vecchia Carife, che ha indebitamente venduto le proprie azioni a un correntista il cui profilo di rischio non contemplava l’investimento azionario. A nulla è valso il tentativo della Nuova Carife di opporre l’eccezione di difetto di legittimazione passiva: il tribunale ha ritenuto che la “good bank” risponde a tutti gli effetti degli atti conseguenti nullità o inadempimento compiuti dalla vecchia Carife, compresa la vendita di azioni e obbligazioni.

Si tratta di un’ottima notizia non solo per il risparmiatore che verrà rimborsato, ma potenzialmente per tutti coloro che da azionisti o obbligazionisti subordinati sono rimasti coinvolti nei crac bancari degli ultimi anni, a patto di poter dimostrare che i titoli sono stati venduti dalla banca  in violazione della direttiva Mifid. Per quanto riguarda gli obbligazionisti di Carife, CariChieti, Banca Marche e Popolare Etruria, la platea si è in parte ridotta per effetto dei risarcimenti forfettari all’80%, ma chi è rimasto escluso dal meccanismo (e sono in tanti) può appunto rifarsi o attraverso gli arbitrati oppure direttamente ricorrendo alla giustizia civile.

Per quanto riguarda gli azionisti, invece, nessuno ha ottenuto un qualche rimborso e la sentenza di Ferrara apre quindi nuove speranze di veder riconosciuti i propri diritti. Certo, ogni caso è a sé stante e non è affatto automatico che ricorrendo alla giustizia civile si ottenga poi ragione, tuttavia il caso Ferrara costituisce un precedente importante perché smonta il muro giuridico di “irresponsabilità” che il decreto “salvabanche” del novembre 2015 aveva costruito attorno alle quattro good bank e ora Ubi Banca che ha rilevato in blocco Banca Marche, Etruria e CariChieti potrebbe trovarsi nelle condizioni di dover risarcire molti piccoli azionisti. Certo non dovrebbe trattarsi in assoluto di somme enormi, anche perché la questione delle violazioni Mifid riguarda appunto singoli casi di risparmiatori e non certo gli investitori professionali o le stesse Fondazioni azioniste delle banche finite in risoluzione, tuttavia è difficile fare delle stime, anche perché bisognerà poi vedere concretamente in quanti decideranno di rivolgersi alla giustizia civile per tentare di recuperare i propri quattrini.

Sarà interessante vedere se la sentenza di Ferrara verrà utilizzata come un ariete anche dai piccoli azionisti di Popolare Vicenza e Veneto Banca che a suo tempo non avevano accettato la proposta di risarcimento forfettario avanzata dal fondo Atlante. In linea teorica sembra più difficile, perché, rilevando gli attivi delle due banche venete, Intesa Sanpaolo ha ottenuto per decreto (poi convertito in legge) una manleva praticamente su tutto. Però non è nemmeno accettabile la divisione tra azionisti di serie “A”, che possono far valere i propri diritti, e azionisti di serie “B” che per legge devono chinare il capo e rassegnarsi all’idea di aver perso tutto.

La sentenza di Ferrara dà quindi nuova speranza a tante famiglie che in questi anni sono state raggirate dalle banche di cui si fidavano e i legali che hanno patrocinato il ricorso in tribunale – Giovanni Franchi, Stefano Di Brindisi e Lucia Caccavo – tengono a sottolineare con orgoglio che “non è vero che non vi è altra strada che la costituzione di parte civile nei processi penali avviati contro amministratori e sindaci di quelle società: la via maestra è quella del giudizio civile da avviare dopo aver dato corso alla mediazione obbligatoria. Occorre esaminare caso per caso e individuare i punti favorevoli per ciascun risparmiatore. Ogni caso è singolo e la sentenza apre speranze e possibilità per altri azionisti”.