Come previsto, la pubblicazione di 2800 documenti relativi all’assassinio di John Fitzgerald Kennedy – contenuti nei National Archives e mai presentati al grande pubblico – non rivoluziona la verità storica ormai prevalente su quei fatti. Ci sono però, in quelle pagine, alcune novità interessanti. Per esempio, che l’Fbi aveva messo in guardia la polizia di Dallas sul complotto per uccidere Lee Harvey Oswald; e che l’Unione Sovietica temette che un “irresponsabile generale Usa” potesse lanciare un attacco missilistico nei giorni successivi all’omicidio. La cosa forse più interessante è che comunque non tutti i documenti sono usciti dagli Archivi. Donald Trump, su richiesta di Fbi e Cia, ha bloccato la pubblicazione di oltre 300 tra questi, per almeno sei mesi.

“Non ho altra scelta”, si è giustificato Trump in un memo, citando “un danno potenzialmente irreversibile” alla sicurezza nazionale se tutti i Jfk files fossero resi pubblici. Il presidente nei giorni scorsi aveva annunciato con grande enfasi lo svelamento di “tutti i documenti” legati al caso e alle indagini (lo richiede una legge, il Jfk Assassination Records Collection Act, votata nel 1992). Il top secret apposto su alcuni dei files era una possibilità, vista l’opposizione di Cia e Fbi alla loro pubblicazione, ma ha comunque scatenato nuove polemiche. Roger Stone, collaboratore e amico personale di Trump, oltre che convinto cospirazionista (ha scritto della possibilità che Lyndon B. Johnson fosse coinvolto nel complotto per uccidere il presidente) ha chiesto che Trump riveda personalmente tutti i documenti ancora segreti, per evitare che le agenzie del governo federale “sguazzino in atti di insubordinazione criminale”.

Per quanto riguarda invece le pagine rese pubbliche, esse mostrano l’atmosfera convulsa delle ore successive l’omicidio, le mille direzioni che le indagini presero, i dubbi, i sospetti, le rivelazioni più o meno fondate che si accavallarono tra Dallas e le stanze del potere di Washington. Interessante è un rapporto, rimasto finora segreto, che mostra la rabbia e la frustrazione del direttore dell’Fbi, J. Edgar Hoover, dopo l’assassinio di Lee Harvey Oswald. L’Fbi, racconta Hoover, aveva ricevuto una chiamata negli uffici di Dallas: “Un uomo, con la voce calma, aveva spiegato di essere membro del gruppo organizzato per uccidere Oswald”. L’informazione era stata passata immediatamente alla polizia di Dallas. Poche ore dopo, Oswald veniva ucciso da Jack Ruby mentre veniva trasferito dalla centrale della polizia di Dallas alla prigione della contea.

“Non c’è nulla di più, nel caso di Oswald, se non che è morto”, osserva freddamente Hoover nel suo rapporto, redatto circa un’ora dopo la morte del presunto assassino di Kennedy. Subito, già in quel momento, il direttore dell’Fbi prevede che su quella morte, e su tutto il caso relativo all’assassinio di Kennedy, si scateneranno nel futuro innumerevoli teorie complottistiche. “La cosa di cui sono preoccupato, e di cui è preoccupato anche il vice attorney general Katzenbach, è che dovremmo rendere pubblica qualcosa che possa convincere il pubblico che Oswald è il vero assassino”.

Altra rivelazione interessante nei documenti usciti dagli Archivi Nazionali riguarda la deposizione resa alla Rockfeller Commission (che stava indagando nel 1975 sulle attività non autorizzate della Cia) da Richard Helms, vice direttore della Cia ai tempi di Kennedy e poi capo della stessa agenzia federale. Gli avvocati della Commissione indagavano su eventuali capi di Stato stranieri, oggetto di tentati omicidi da parte degli agenti del controspionaggio americano. Un avvocato chiese a Helms: “C’è qualche informazione relativa all’assassinio del presidente Kennedy che in qualche modo mostri che Lee Harvey Oswald sia stato un agente della CIA?”. Il fatto è che il documento si interrompe qui e non riporta la risposta di Helms. Probabile che, in futuro, prenderanno piede nuove illazioni sui legami tra la Cia e Oswald (che nei giorni precedenti l’omicidio di Kennedy si era recato in Messico ed era stato intercettato dalla Cia).

Negli atti degli Archivi Nazionali sono poi documentate le centinaia di minacce ricevute da Kennedy e dal suo vice Johnson prima di Dallas. Dopo l’omicidio del presidente, gli autori di molte tra queste minacce vennero indagati, senza però che risultasse nulla di davvero interessante. Nei documenti ci sono anche, e questo era prevedibile, le prove del fatto che il governo americano operò per uccidere Fidel Castro (e probabilmente, tra i documenti rimasti ancora segreti, ci sono altre testimonianze di questo tipo). Un memo del 14 settembre 1962 dettaglia un meeting tra alcuni dei più stretti collaboratori di Kennedy – tra cui anche il fratello Robert, allora attorney general – in cui vennero discusse una serie di opzioni possibili contro il governo comunista di Castro. Tra queste, emerse la possibilità di sabotare parti di aeroplano che dovevano essere inviate a Cuba dal Canada. McGeorge Bundy, che era consigliere alla sicurezza nazionale di Jfk, mise comunque in guardia i presenti sul fatto che piani come quelli relativi al sabotaggio dovevano essere studiati con attenzione, caso per caso.

Le pagine uscite dagli Archivi di Washington mostrano anche come i leader sovietici considerassero Oswald “un maniaco nevrotico che non si è comportato lealmente nei confronti del suo Paese, né nei confronti di qualsiasi altra cosa”. Testimonianze raccolte allora dalla Cia a Mosca, rivelano che i sovietici pensavano che dietro la morte di Kennedy ci fosse un tentato golpe da parte di gruppi di estrema destra, ma anche la figura del successore di Kennedy, Lyndon Johnson. Ci furono anche, a Mosca, timori per il possibile scoppio di una guerra. “La nostra fonte – viene scritto in un rapporto della Cia – afferma che i funzionari sovietici hanno il timore che, senza una leadership, qualche irresponsabile generale degli Stati Uniti possa lanciare un missile contro l’Unione Sovietica”.

Altre informazioni interessanti contenute nei documenti degli Archivi Nazionali mostrano che Oswald parlò, durante il viaggio in Messico del settembre 1963, con un agente dell’unità omicidi del Kgb, Valeriy Vladimirovich Kostikov. Oswald era già sotto il controllo dell’Fbi nell’ottobre 1963 (lo dice un rapporto della sede di New Orleans dell’agenzia). Inoltre, un giornale inglese, il Cambridge Evening News, ricevette una telefonata anonima che diceva di chiamare l’ambasciata americana di Londra “per notizie importanti”, 25 minuti prima dell’omicidio di Jfk a Dallas.

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