X Factor 2017: Rita Bellanza sembra stia facendo commuovere mezza Italia; io sto con l’altra metà. Nelle ultime settimane, l’artista ha stupito i giudici e fatto versare un mare di lacrime nel talent di Sky. Prima cantando Sally di Vasco Rossi, poi Io che amo solo te di Sergio Endrigo. Da lì, c’è chi in rete è andato a ripescare vecchie cover. Sembra sia nata una stella. È così? Vediamo.

Partiamo dalla prima esibizione, quindi da Sally. Lì buona parte del merito è stata dell’introduzione, che faceva conoscere la storia personale della cantante e procurava aderenza tra le parole di Vasco e il canto. In più, il carattere vagamente naïf della poetica del cantautore di Zocca ha fatto il resto. Sia chiaro: io penso che Sally sia il brano di Vasco meno improvvisato o scritto “di pancia”, ma lo stile generale del suo autore – quello che risiede nell’immaginario collettivo, e che quindi conta a X-Factor – ben si sposa con la voce apparentemente grezza della cantante. Tanto è bastato.

Nella seconda, quindi in Io che amo solo te, è pressoché impossibile non mangiare la foglia e tutto va a rotoli. Le parole nella canzone di Endrigo sono indirizzate dal cantautore in modo diretto e senza fronzoli. Sono parole semplici e che restituiscono la forza di una comunicazione chiara ed estremamente confidenziale, ma anche genuina, presumibilmente fatta da gente umile e “domestica”. Hanno il sapore delle parole antiche, in cui non è contemplato l’infingimento, in cui nessun gesto è artefatto. Il canto – come sempre in Endrigo – è diretto, schietto, poderoso ma fermo e orizzontale. Ogni volta che si canta una canzone d’autore, il riferimento interpretativo del cantautore in questione va sempre considerato. Lo si può stravolgere, persino, ma la nuova performance si porrà sempre in rapporto dialettico con esso. E, nel rapporto dialettico, la performance di Rita Bellanza va in frantumi.

La concorrente di X-Factor canta solamente per se stessa, per il proprio ombelico – per giunta senza nemmeno rendersene conto -, in maniera artefatta e non facendo sentire per niente la bellezza della semplicità delle parole di un macigno come Io che amo solo te. Altro che commovente, io trovo tutto questo precisamente fastidioso e – più precisamente – repellente. Il suo timbro vocale è eccezionale, egregio nel vero senso del termine, e spero possa venir fuori in modo consapevolmente artistico. Per il momento, la strada per “interpretare” senza cantarsi addosso sembra ancora lunga.