Va bene che ormai le regole elettorali sono nelle disponibilità arbitrarie di chi governa e va bene pure che sta passando il concetto che il voto è responsabile solo quando va nella direzione che piace al Palazzo, però l’idea del “governatore” lombardo, Roberto Maroni, di fissare “ad minchiam” il quorum al 34% sulla base di un precedente referendario mi sembra bizzarra oltre che indice di debolezza.

Il referendum che si terrà in Lombardia e in Veneto è un referendum che ha una duplice validità politica. In primis, nel significato più largo, serve per ribattere ciò che si poteva raggiungere con le normali leve della trattativa istituzionale: trattenere più soldi nelle Regioni è sacrosanto e bene fanno le giunte a rivendicare maggiore fluidità nei trasferimenti di bilancio. Si poteva farlo per via politica, come scrivevo poc’anzi; Maroni e Zaia hanno scelto di aggiungerci un carico, cioè di arrivare alla trattativa con una solidità popolare, elettorale.

Il Veneto risponderà benissimo a questo referendum consegnando a Zaia una delega pesante. La Lombardia no, ecco perché Maroni fissa al 34% l’asticella: sa che il suo peso politico non sarà per nulla pari a quello di Zaia. E qui arriviamo alla seconda “validità politica”. A Maroni dell’autonomia in sé non interessa granché, la usa come provocazione per sfidare Matteo Salvini, forte di una intesa a due con Berlusconi. Il Bobo da Lozza ha in uggia Salvini tanto quanto il Cavaliere: non accettano il suo dinamismo e la sua idea politica diversa, autonoma (al leader leghista imputo solo il voto sulla legge elettorale e gliel’ho detto; anche se so che in politica alla fine si gioca con le carte che ti servono).

Maroni farà un risultato inferiore a quello di Zaia, perché la gente sa che l’uomo del Pirellone sul federalismo ha già tradito. Di cadrega in cadrega, Maroni è sulla scena nazionale con incarichi di responsabilità dal ’94 e se davvero avesse voluto una Lombardia più autonoma non doveva certo aspettare questo referendum: c’è stata una lunga stagione in cui la Lega nel centrodestra annunciava di tutto. Maroni se lo ricorda? “E ma gli alleati non ce l’hanno fatto fare”. C’è sempre un “ma” come foglia di fico a coprire le proprie nudità; diciamo piuttosto che gli interessi del Nord sono stati sacrificati per altri interessi politici più di carriera.

Il federalismo quando è fatto controvoglia non alleggerisce lo Stato centrale bensì porta a un raddoppio del livello fiscale e quindi a un aumento delle tasse. Ed è quello che abbiamo registrato.

Per chiudere, andrò a votare solo per rispetto verso il tessuto economico lombardo. Per le aziende che sfidano i mercati e riescono a vincere nonostante gli egoismi di certi politici. All’economia lombarda questa “autonomia” può servire. Ma stiamo parlando davvero di poca roba.

Ps. Per non apparire incoerente, ho sempre apprezzato il Maroni ministro dell’Interno. E ne resto convinto. E’ su questa partita politica da governatore, nel segno dell’autonomia, che lo boccio sonoramente.