Aldo Grasso mi ha citato tre volte nei suoi articoli. Due volte contro e una a favore, quindi, suppongo che non mi odi a priori e per questo lo ringrazio. Inoltre ha concluso il suo ultimo articolo con una frase che ho trovato geniale, a prescindere dal fatto che fosse rivolta contro di me: mi avvisa del rischio che corro di “far ricadere sui padri le colpe dei figli”. GRANDE! Quindi cerco di rispondere alle sue obiezioni in modo amichevole e diciamolo, anche lusingato.

La questione è la seguente: in un video realizzato con Mario Pirovano abbiamo sostenuto che Colombo era un criminale e lo abbiamo condannato a una pena antica: la dannazione della memoria.

A differenza di alcuni ignoranti seriali, Grasso non ha contestato i fatti storici, inoppugnabili e comprovati da numerose testimonianze, a partire dai diari scritti da Colombo stesso. Grasso muove invece una critica che ha una sua logica: egli pensa che i crimini di Cristoforo siano mitigati dal fatto che sono stati compiuti in un’epoca nella quale schiavismo, torture ed esecuzioni sommarie erano pratica corrente e osserva che è difficile spiegarmi che “è sempre un errore leggere la storia della fine del secolo XV, per quanto crudele ed efferata, con gli occhi di oggi”.

E quindi aggiunge che “Colombo non sarà stato un santo, ma la sua determinazione ha messo in atto quel grandioso processo di trasformazione che si chiama ‘età moderna’”.

Nel nostro “processo” avevamo previsto un’obiezione simile e avevamo citato Las Casas che, testimone diretto delle nefandezze di Colombo, ne resta disgustato. E non fu il solo visto che il re di Spagna arrivò addirittura a vietare la schiavizzazione degli indios. Divieto che durò effettivamente pochissimo…

Ognuno deve rispondere a una domanda: il giudizio morale sul comportamento di un essere umano cambia a seconda dell’epoca in cui si commettono i crimini? Al catechismo insegnano che Erode non era proprio una brava persona, visto che fece sterminare i neonati… Ma in effetti a quei tempi c’era gente ben più crudele… La prima volta che ho rischiato di prendere le botte è stato in una sede del Partito Comunista. Un anziano compagno mi minacciò pesantemente perché avevo affermato che Stalin era un criminale… Quel compagno era convinto che visto quanto erano cattivi Hitler e Mussolini le colpe di Stalin impallidissero.

E in effetti negli anni 30 Stalin era in buona compagnia: negli Usa vigeva la segregazione razziale e i neri venivano linciati con estrema facilità… Per non parlare di quel che facevano le truppe inglesi in India e Africa. E anche i belgi si diedero da fare… Il fatto di essere in buona compagnia diminuisce l’orrore che ognuno dovrebbe provare verso l’abominio di Hitler, Mussolini e Stalin?

Credo che nessuno possa sostenere una simile tesi. Ora mi chiedo: a partire da quale anno siamo autorizzati a giudicare come un assassino schifoso uno che uccide un innocente indifeso?

Mi dispiace ma io non riesco a classificare come un “grande uomo” nessun assassino sterminatore. Non ci riesco. Sono un debole per questo? Oppure, come dice Porro, non ho “tutte le rotelle a posto”? E non mi importa se un crimine è stato compiuto dieci, cento o mille anni fa. Io credo che perfino Caino fosse un demente assassino.

E non credo che le orrende malefatte di Colombo perdano importanza sul piano etico perché egli avrebbe “messo in atto quel grandioso processo di trasformazione che si chiama ‘età moderna’”. Cioè il massacro di milioni di indios e di schiavi neri non rappresentano un evento esecrabile, non hanno colpe gli schiavisti, perché senza di loro non avremmo avuto il progresso?

Un ragionamento che non trovo razionale. Qualunque sterminatore allora potrebbe essere giudicato un portatore di progresso. Chi ragiona in questo modo potrebbe addirittura sostenere che chi ha crocifisso Gesù è una brava persona perché se Gesù non fosse stato trucidato sadicamente non sarebbe esistito il cristianesimo!

Non posso quindi condividere questo modo di pensare anche se fosse vero che Colombo diede inizio all’età moderna… Ma tanto più non lo condivido perché non sono gli “eroi” a fare la storia. Io faccio parte di quella schiera di scellerati che sono convinti che le vite dei singoli siano secondarie. La storia la fanno le collettività. L’età moderna è arrivata perché qualcuno ha perfezionato l’aratro, qualcun altro ha reinventato i mulini ad acqua e a vento e altri ancora hanno sviluppato le lettere di credito e le associazioni di impresa.

Ovviamente la storia è avanzata sulle ossa dei morti perché questa era la natura fisiologica delle relazioni sociali ed economiche. Ma questa ineluttabilità non mi impedisce di sentire pietà per le vittime della violenza e ammirazione per chi testimoniò, in ogni epoca, la propria umanità, la propria coscienza del male.

E questa scelta ideale è obbligata per chi sogna un mondo migliore e per chi oggi non rinuncia a aborrire l’abominio, la ragion di Stato e la ragione della storia.

Chiunque uccida anche solo un unico bambino per me è un criminale. Non mi importa se agita la bandiera nera o quella rossa. Non importa dove e quando o perché lo fa. Solo quando la maggioranza degli esseri umani sentirà il dolore delle vittime il mondo diventerà quel che potrebbe essere. Ci è stato offerto un paradiso e lo abbiamo trasformato in un mattatoio. Abbiamo bisogno di empatia. E di amore.