La bomba era proprio dietro di me. Ho sentito l’esplosione, ho visto le fiamme a destra e sinistra e sono uscito, subito”. Alle otto e venti del mattino la linea metropolitana District, che attraversa Londra costeggiando Westminster e il Tamigi, è affollatissima: mamme con i bambini, uomini con la ventiquattr’ore che vanno al lavoro, turisti, e studenti, come Alfonso Cardarelli, ventiquattrenne di Viterbo.

È a Londra da poche settimane per perfezionare la laurea con un corso di legal english. Stava andando a lezione come tutte le mattine quando, alla stazione di Parson Green, un ordigno rudimentale è esploso nel vagone della metropolitana in cui si trovava, esattamente alle sue spalle. “Mi sono bruciato i capelli, sulla nuca, e le orecchie”, racconta al ilfattoquotidiano.it. “Mi sono sfilato lo zaino, che aveva preso fuoco: sono rimasti i segni anche sul giubbotto. Ho visto qualche donna con le gambe rovinate perché era caduta a terra”. La bomba era in un secchio di vernice, nascosta in una borsa frigo “di quelle che ti danno al supermercato per tenere i surgelati”.

Alfonso è salito a Southfields, quartiere vicino a Wimbledon, a quattro fermate da Parsons Green: “Quando sono entrato nel vagone non c’era, l’hanno sicuramente lasciata dopo vicino alle porte, ma c’era troppa gente per notare qualcosa o qualcuno”. L’ordigno è esploso pochi istanti prima che si aprissero le porte, sprigionando una fiammata verticale: “Fortunatamente è una stazione sopraelevata, all’aperto: se fosse esplosa una o due stazioni dopo, sarebbe stato un massacro”. Le persone, prese dal panico, si sono accalcate sulle porte nel tentativo di fuggire. I soccorsi sono arrivati velocemente: “Dieci minuti dopo l’esplosione, i vigili del fuoco sono entrati in stazione, poi sono arrivate le di ambulanze, si sentivano sirene ovunque”.

Nel giro di quei dieci minuti, il caos: “Non ho realizzato subito cosa stava accadendo: poi ho visto le persone piangere e urlare, correndo in tutte le direzioni. Alcune si lanciavano oltre le recinzioni della stazione, in strada”. Fino al momento dell’esplosione, nessuno si era accorto di nulla. “Alcune persone, fuori, parlavano di un innesco con un dispositivo elettronico perché nessuno ha sentito alcun rumore. Solo il boato, poi il fuoco”. Fino a quel momento niente di anomalo, nessuna allerta, nessun controllo speciale: “Anzi, la polizia era del tutto assente in metropolitana”.

Il primo pensiero nella confusione: chiamare a casa. “Mia madre pensava stessi scherzando”, racconta. Londra, già segnata da cinque attentati nel 2017, rivive ora l’allerta terrorismo. “Paradossalmente sono più spaventato ora, che comincio a capire bene cosa è successo e quanto abbiamo rischiato grosso”. Alfonso è andato comunque a seguire le lezioni, più tardi, ma con l’autobus: “La scuola si è offerta di mettermi a disposizione una macchina con Uber. Non so ancora bene cosa farò nei prossimi giorni, ma sinceramente io, in metropolitana, non ci voglio tornare”.

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