Oltre ad aver ridotto unilateralmente il periodo di rinnovo delle offerte da 30 a 28 giorni, prevedeva costi aggiuntivi per chi decideva di esercitare il diritto di recesso dal contratto. Per questa condotta, considerata pratica commerciale scorretta, l’Antitrust ha multato Wind per 500mila euro. La compagnia telefonica era già stata sanzionata dalla stessa Authority un anno fa, insieme a Telecom, per la riduzione del periodo di rinnovo delle offerte di telefonia mobile sottoscritte dai propri clienti da 30 a 28 giorni. Per quest’ultimo motivo anche Vodafone nel dicembre scorso aveva ricevuto una multa per 1 milione di euro.

In questo caso invece, la scorrettezza accertata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato riguarda in particolare le offerte abbinate alla vendita a rate di prodotti – telefono, tablet o mobile Wi-Fi – e i costi previsti a carico di coloro che avevano decise di non accettare la riduzione del periodo di rinnovo e quindi di recedere dal contratto. Wind prevedeva infatti l’addebito in un’unica soluzione del saldo delle rate residue. È stata considerata condotta scorretta anche l’aver modificato unilateralmente il periodo di rinnovo per le opzioni a durata minima (24 o 30 mesi), richiedendo a coloro che optavano per il recesso il pagamento del corrispettivo previsto per il recupero del costo del modem (pari a 40 euro) o del dispositivo di streaming multimediale Google Chromecast (pari a 34,90 euro).

La decisione presa dalle compagnie telefoniche di ridurre da 30 a 28 giorni il periodo di rinnovo delle offerte è ormai di un paio di anni fa. Le nuove condizioni contrattuali imposte dagli operatori comportano costi molto più alti per gli utenti, come ha certificato l’Agcom all’inizio di quest’anno, senza tuttavia prendere provvedimenti. La fattura ogni quattro settimane permette infatti alle aziende di recuperare di fatto una mensilità all’anno: tredici invece di dodici. Una pratica che ora ha intrapreso anche la pay tv Sky: per i suoi clienti, a partire da ottobre, significherà un incremento del costo dell’abbonamento pari all’8,6% su base annua.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Pensioni, la Ragioneria dello Stato: “Se si rimanda l’aumento dell’età di uscita sistema a rischio e assegni più bassi”

prev
Articolo Successivo

Disney dice addio a Netflix: dal 2019 avrà la propria piattaforma streaming

next