Una presunta truffa ai clienti a cui sono stati venduti diamanti per un valore di almeno 300 milioni di euro a prezzi gonfiati. E’ l’ipotesi di reato su cui indagano  il procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale e il pm Grazia Colacicco. Nell’ambito dell’inchiesta, la guardia di finanza nei giorni scorsi ha acquisito documenti negli uffici di cinque banche: Intesa Sanpaolo, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena, Banco BPM e Popolare di Bari.

Secondo fonti citate dall’agenzia Reuters, le Fiamme gialle hanno prelevato documenti e file dai computer degli istituti di credito. I broker di diamanti avrebbero utilizzato le banche italiane per vendere le pietre preziose. Della vicenda si era occupata l’anno scorso Report, raccontando come i principali promoter di diamanti avessero utilizzato valutazioni gonfiate per vendere i diamanti a prezzi fuori mercato ai clienti delle banche partner, proponendoli come un investimento sicuro e un bene rifugio. Ma per l’investitore rivendere il diamante è praticamente impossibile e l’unica strada è affidarsi a chi glielo ha venduto, pagando però una salata commissione.

Dopo la trasmissione la Consob, chiamata in causa da Milena Gabinelli perché fino a quel momento non era intervenuta, ha avviato “approfondimenti” sul tema riconoscendo che in base alle segnalazioni ricevute “i prezzi di acquisto dei diamanti, determinati direttamente dal proponente, sarebbero superiori al loro valore di mercato”. A febbraio poi l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato due procedimenti per pratiche commerciali scorrette nei confronti di Diamond Private Investment (Dpi) e di Intermarket Diamond Business, le due principali società che vendono diamanti anche attraverso gli sportelli bancari. Dpi si appoggia per la vendita anche a Intesa Sanpaolo, mentre Idb opera con Unicredit.

 

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