Il grande incendio di Pedrógão Grande, in Portogallo, con i suoi circa 60 morti e le sue immagini drammatiche, ha occupato per qualche giorno le prime pagine dei giornali per poi passare in secondo piano, come normale. Nessuno sulla stampa ha nemmeno lontanamente menzionato il riscaldamento globale fra i possibili fattori dell’incremento del rischio di incendi, nonostante le dichiarazioni delle autorità portoghesi, che hanno parlato di un’ondata di calore mai vista prima. Purtroppo, il concetto che c’è una connessione fra eventi estremi e il riscaldamento globale manca un po’ ovunque, anche fra quelli che dovrebbero averlo chiaro.

Per farvi un esempio, qualche mese fa sono stato invitato a un incontro pubblico organizzato da una nota associazione ambientalista dove faceva bella mostra di sé La Bolla. Si tratta di una struttura pneumatica, una specie di grande supposta, progettata per mantenere al suo interno una temperatura superiore a quella esterna di due gradi centigradi. In questo modo, dovrebbe dimostrare gli effetti di un aumento di temperatura pari al limite da non superare secondo gli accordi di Parigi del 2015. L’idea è di portarci dentro i ragazzi delle scuole per scopi educativi, in modo che facciano diretta esperienza del fenomeno del riscaldamento globale.

Ora, credo che difficilmente si possa pensare a un errore di comunicazione più disastroso di quello della Bolla. Nella realtà pratica, un aumento di due gradi centigradi si percepisce appena e comunque non causa nessuna sensazione negativa. Immagino che i bambini portati dentro la bolla, poveracci, ne siano usciti fuori pensando: “Ma che bel calduccio che c’è qui: questo riscaldamento globale non è per niente male”. La faccenda della “bolla” è parte dei discorsi ricorrenti in tema di cambiamento climatico: “Due gradi in più? Ma cosa sarà mai di tanto tragico? Anzi, staremo più caldi e risparmieremo di riscaldamento domestico”. Ma il problema del cambiamento climatico non è la temperatura media. Sono gli eventi estremi che l’aumento di temperatura si porta dietro. Di questi, il disastroso incendio in Portogallo è soltanto un esempio.

Su questa storia, la National academy of science, engineering, and medicine ha pubblicato nel 2016 un rapporto dettagliato (in inglese). È una cosa molto tecnica, ma che indica chiaramente come ci sia una connessione fra il cambiamento climatico e gli eventi estremi, non solo ondate di calore, ma anche siccità, tempeste, incendi boschivi, eccetera. È chiaro che il riscaldamento globale ha amplificato la frequenza e l’intensità di questi eventi. In italiano, potete trovare un riassunto di queste considerazioni sul blog “Clima Fluttuante”.

Qualche giorno fa, Federico Rampini se l’è giustamente presa con i “cialtroni” che non danno retta agli scienziati. In effetti, siamo messi male: certe volte anche quelli che danno retta agli scienziati (o dicono di dargli retta) non hanno veramente capito quali rischi ci porta il riscaldamento globale. Ora, in Italia, siamo in condizioni di estrema siccità, con i boschi che sono dei fiammiferi in attesa che qualcuno o qualcosa generi la scintilla che li farà bruciare. Speriamo bene, ma l’esempio del Portogallo è preoccupante.

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