In questa settimana a Ginevra l’Organizzazione mondiale della sanità vota per eleggere un nuovo direttore generale che starà in carica 5 anni. E per l’occasione 200 tra professori universitari, ricercatori, medici, climatologi, biologi e scienziati hanno firmato una lettera aperta in cui chiedono ai candidati di prendere in seria considerazione una grave minaccia per la salute: gli allevamenti intensivi.

Di questa lettera aperta se ne è parlato tra l’altro anche su The New York Times e su The Lancet, una tra le più autorevoli riviste mediche mondiali.

Margareth Chan, per 10 anni alla presidenza dell’Oms, ha recentemente definito il riscaldamento globale come “l’antibiotico resistenza” e le malattie croniche come “tre disastri in slow-motion” che cambieranno lo scenario della salute globale in futuro. Finora il collegamento tra questi tre gravi problemi e l’allevamento intensivo non è stato preso in seria considerazione dall’Oms, ma è il momento di iniziare a farlo.

Resistenza agli antibiotici: già oggi 700.000 persone muoiono ogni anno per malattie resistenti agli antibiotici. L’allevamento intensivo contribuisce fortemente a questo problema, dal momento che si stima circa il 70% degli antibiotici prodotti nel mondo vengano utilizzati per gli animali (). Si tratta di un tema delicato e fondamentale: se non si corre subito ai ripari potremmo trovarci in un futuro in cui non sarà più possibile curare anche banali infezioni. L’Italia è un paese a rischio tra l’altro: siamo il paese con più alto consumo di antibiotici in Europa e la resistenza è raddoppiata negli ultimi 10 anni.

Cambiamenti climatici: L’Oms stesso stima che tra il 2030 e il 2050 i cambiamenti climatici fanno circa 250.000 vittime l’anno. E il 20% delle emissioni di gas serra provengono dagli allevamenti intensivi, una quantità che supera tutti i settori dei trasporti messi insieme. Inoltre l’allevamento intensivo è tra le principali cause di deforestazione e distruzione di polmoni verdi, basti pensare che in Amazzonia il 91% della deforestazione avviene proprio per la produzione di carne.

Malattie croniche: i cambiamenti drastici dell’alimentazione avvenuti dal dopoguerra a oggi, resi possibili anche dall’allevamento intensivo che ha fatto abbassare notevolmente i prezzi di carne e latticini, stanno contribuendo alla diffusione di malattie croniche. Un alto consumo di carne è stato più volte collegato a un aumento del rischio di obesità, diabete, infarti, problemi cardiovascolari e alcuni tipi di cancro. Secondo l’Institute for Health metrics and Evaluation l’alimentazione con alto consumo di carne rossa e lavorata (insaccati e salumi) provoca ogni anno più di mezzo milioni di morti nel mondo.

Se si vuole davvero parlare di sanità mondiale è infatti buon senso dare massima priorità alla prevenzione, che passa in questo momento prevalentemente dall’alimentazione e dalla difesa dell’ambiente. Il problema è da affrontare seriamente.

I 200 firmatari fanno inoltre all’Oms alcune proposte che se messe in pratica potrebbero iniziare un positivo cambio di rotta in difesa della salute e dell’ambiente (nonché degli animali). Tra queste troviamo:

– Incentivi per smaltire antibiotici e liquami in modo atto a prevenire contaminazione ambientale

– Stop a costruzione di nuovi allevamenti e ai sussidi per l’allevamento intensivo

– Promozione di campagne educative sull’alimentazione che mettano in guardia dei rischi del consumo di carne e promuovano verdure e alimenti vegetali

– Finanziamento di ricerche per lo sviluppo di alternative vegetali alla carne

Il dibattito sul tema si fa sempre più acceso e non si può certo ignorare. Non sappiamo se l’Oms prenderà questi argomenti in considerazione, ma nel frattempo quello che può fare ognuno di noi è leggere, approfondire e cercare di riprendere la propria salute in mano, a partire anche da quello che mettiamo nel nostro piatto. E se questi dati vi hanno allarmato e volete provare a inserire più alimenti vegetali e meno carne nella vostra alimentazione, noi abbiamo una proposta che fa proprio al caso vostro .

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