Nella lunga lista di sequel, remake e reboot di Alien, tra un Prometheus e una “clonazione”, Aglien del piombinese Andrea Camerini non sfigura affatto. Sì, avete letto bene. Aglien, con la “g” che va a formarsi nel più classico dei titoli di testa della saga tra la “a” e la “l”. Si tratta (forse) del primo, volenteroso, demenziale, e raccomandabilissimo tentativo parodico del celebre titolo (e saga) ideati da Ridley Scott. Tutto ricalca la matrice originaria del 1979, un po’ come il “pacco” riciclato di Alien: Covenant: l’equipaggio con connotazioni cultural-sociali precise, la Ripley bella e mascolina che diventa Ripli (Valeria Barreca da segnalare subito al mainstream nostrano per versatilità, ironia e fascino), la deviazione non prevista sul pianeta che lancia segnali di vita, ma soprattutto il mostro alieno, quell’orrendo polipo che si appiccica sulla faccia dei malcapitati e invade l’astronave madre (qui è la Nostronzo, per intenderci), ripreso con autentica maestria rambaldiana dei primordi. Camerini fa di tutto, dalla regia al montaggio, ma soprattutto costruisce effetti speciali e set. Ed è qui che Aglien supera per rigore e fantasia qualsiasi archetipo superficiale da B movie. Là dove fronte macchina un Ed Wood Jr. usava al volo ciò che trovava (facciamo le tendine sugli oblò dell’astronave) qui Camerini semplicemente crea da zero. E si intuisce che il lavoro oltre ad avere una sua verosimiglianza – gli alieni e gli interni astronave originali –ha anche un senso personalissimo di devozione e citazione, di artigianalità e genialità (Camerini è un apprezzato disegnatore de Il Vernacoliere, e ha inventato il celebre personaggio del Troio). Il set ricostruito nella cantina del ristorante dei genitori a Baratti (Li) con la stanza “bianca” dove l’equipaggio mangia, i quattro corridoi tutti tubi e oggettistica di risulta sulle pareti che le stanno attorno, con tanto di portellone che si apre con una carrucola , sono per Camerini il compendio stilizzato e credibile alla realizzazione del “mostro”: polistirolo lavorato con un semplice taglierino, modellato con trapano a caldo e silicone; denti aguzzi in legno e plastica poi lattice impermeabile e colorazione mefitica; costume da sub e gommapiuma fusi per il corpo dell’alieno.

Camerini parodizza testo e personaggi principali di Alien in una toscaneria linguistica che chiaramente sovrabbonda di giochi di parole e battute volgari, garantendo però particolare riguardo a Ripli e al capitano Dallas (un lombardo, pratico e azzeccato Gianluca Beretta), e attutendone la ridondanza di alcuni tormentoni in una regia che sa creare ciò che serve al cinema di genere: ritmo e organicità del narrato. Infatti non appare così ridicolo e scontato il fatto che Aglien sia “fatto in casa”, soprattutto quando l’effetto domino che falcia i membri dell’equipaggio assottiglia le figure di contorno (c’è pure la chiambrettiana Sylvie Lubamba nei panni di Porker) e lo spettatore rimane automaticamente aggrappato al più classico dei finali in crescendo. “Il mio rapporto con Ridley Scott sarebbe da psicanalizzare. A parte che siamo amici su Facebook… Aglien è un film serio. È una versione alternativa per persone come me che amano il vero Alien e l’hanno visto cento volte. Io ho molto rispetto per le parodie, ma questo film è un atto d’amore”, ha spiegato il regista a Movieplayer.it. Aglien è disponibile dal 5 maggio 2017 in dvd, grazie alla Federal Video/Cg Entertainment, ed era nato come web serie con episodi da 5 minuti l’uno fin dal 2012. Prodotto da Grezzofilm, fucina dalla quale erano nate brevi parodie/spot come Scianing e Breivart.

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