Potrebbe essere un evento come altri, invece ha caratteristiche che lo rendono unico. Ernesto Neto, uno dei più grandi artisti contemporanei brasiliani è presente alla Biennale di Venezia con una delle sue spettacolari istallazioni. Neto è conosciuto in tutto il mondo per i suoi lavori di grandi dimensioni che utilizzano materiali particolari, frutto di ricerca attenta e sopraffina. Tra questi il crochet, realizzato con filati colorati tramite pigmenti naturali, estratti, per esempio da semi e piante.

Le sue istallazioni sono evocative di atmosfere oniriche e che sembrano provenire altri mondi. Da diversi anni, questo artista straordinario dedica i suoi lavori a un popolo della foresta amazzonica, gli Huni Kuin, che vivono sulle rive del Rio Jordão nello stato dell’Acre, quasi al confine con il Perù. Sono un popolo sciamanico depositario di conoscenze ancestrali che riguardano soprattutto la spiritualità e la conoscenza di moltissime piante della foresta, tra le quali le componenti della miscela sacra dell’Ayahuasca. Neto ha sposato la loro causa e, com’è

già accaduto in altre occasioni, anche in Europa, l’istallazione che presenta alla Biennale riguarda proprio loro.

Oltre all’istallazione, presenta anche un libro artistico ricco di immagini che racconta delle vicende degli ultimi anni che hanno visto protagonisti gli Huni Kuin e le sue opere. Ma quello che rende l’evento unico è il contesto nel quale si va a inserire. Gli Huni Kuin sono protagonisti, da diversi anni di un processo di recupero delle loro antiche tradizioni. Molti giovani si sono riavvicinati alle conoscenze ancestrali e apprendono i segreti della medicina della foresta dagli anziani. In questo processo sono andati a inserirsi molti ricercatori spirituali, artisti e intellettuali brasiliani non indios, provenienti dalle città, tra le quali soprattutto Rio de Janeiro. Per la prima volta nella storia, dei popoli indigeni (oltre agli Huni Kuin sono coinvolti anche altri come gli Yawanawà) collaborano con i bianchi per un progetto di pace e di sviluppo culturale e spirituale di ragguardevoli dimensioni.

Sono coinvolte centinaia di persone. Fra esse, soprattutto l’editrice Anna Dantes che tre anni fa ha pubblicato un libro, realizzato con la collaborazione di sciamani Huni Kuin, il quale illustra l’utilizzo di centinaia di erbe della foresta secondo i dettami ancestrali. Il volume, che ha ricevuto importanti riconoscimenti, è scaturito da anni e anni di duro lavoro nel cuore della foresta amazzonica, ed è valso agli sciamani Huni Kuin il riconoscimento di professori della foresta da parte dei ricercatori del Giardino botanico di Rio e di diverse università. Oltre ai testi bilingue (portoghese e Huni Kuin) vi si possono ammirare le splendide fotografie di Camilla Coutinho, fotografa carioca, coinvolta da Neto alla biennale, dove presenta numerose foto supportate da una coinvolgente sezione di testi che ho avuto il piacere di tradurre personalmente in italiano.

L’evento alla biennale è collegato a un altro accadimento di carattere spirituale e culturale. All’inaugurazione e nei giorni successivi sarà presente una delegazione di Huni Kuin che presenterà rituali e danze che culmineranno in una cerimonia che avrà luogo sabato 13 maggio a Brussa, nei pressi di Venezia.

Sarà presente anche uno dei leader del movimento dei “Guardiões da Floresta” (Guardiani della Foresta, di cui faccio parte), Mauro Gandra Filho, che mi aveva gentilmente invitato alla serie di eventi ai quali non potrò partecipare per altri impegni in Brasile. Ho avuto però il piacere di ospitare a casa nostra, la notte precedente il volo da Rio all’Italia, tre esponenti della delegazione appena arrivati dall’Acre per l’occasione.

Nel complesso, l’importanza dell’evento travalica i confini dell’arte per mostrare al mondo la meraviglia, la delicatezza, la profondità, l’umanità, la spiritualità di culture antichissime e straordinarie, in un momento in cui in Brasile, queste culture sono perlopiù discriminate e violate nei loro diritti. Di recente, quasi tutte le etnie presenti nel paese hanno manifestato a Brasilia di fronte al palazzo del governo per cercare di ottenere la demarcazione delle proprie terre, mentre nel Maranhao e altrove sono state violentemente attaccate dalla polizia e dai fazenderos.

Il lavoro pionieristico di Neto, supportato dai Guardiani della Foresta, presenta al mondo lo splendore della spiritualità indigena che sarà strategica negli anni a venire nel processo di riscatto dei veri valori dell’umanità, di fronte a una profonda crisi che non è affatto solo economica e sociale, e per la salvezza del pianeta.

Foto:

Mauro Villone – Ernesto Neto, in Rio Jordão (Acre) illustra il suo libro agli Huni Kuin.

Lidia Urani – Tre esponenti della delegazione presente a Venezia, insieme ad altri amici del popolo Fulni-o del Pernambuco nella nostra casa a Rio de Janeiro.