Trascorriamo parecchio tempo sui mezzi di trasporto, ma c’è chi si prende la briga di calcolarlo al minuto, paese per paese: forse non è troppo simpatico sapere che passiamo tante ore sulle strade, ma le statistiche di questo genere sono d’altro canto necessarie per studiare e – possibilmente – migliorare qualità e “quantità” di trasporto personale.

Due istituti, in particolare, hanno reso pubblici i dati di spostamento della popolazione all’interno dell’Unione Europea, Ipsos e BCG, calcolati intervistando mediamente diecimila utenti UE di cui un 10% appartenenti al nostro Paese: in l’Italia, dunque, passiamo in media 10 ore e 40 minuti su mezzi di trasporto, ogni settimana. “Sapevatelo”, per dirla alla moda: è tantino, perché in Europa la media è di 1 ora e 5 minuti inferiore.

Ad ogni modo, “digerite” le consuete due orette abbondati quotidiane per lavoro e commissioni, dietro a questo mero conteggio ci sono altre informazioni interessanti. In media, ad esempio, in Europa la popolazione è tutto sommato soddisfatta delle singole infrastrutture di mobilità, ma al contempo esprime scontentezza per il livello ridotto di interconnessione esistente tra ogni diversa modalità di trasporto: tempi morti per l’attesa dei vari collegamenti e difficoltà di comprensione nell’orientarsi sono tra le voci più “odiate”.

Gli italiani, più in dettaglio, a questo quadro aggiungono la richiesta di maggior sviluppo di servizi digitalizzati per recuperare più semplicemente e in minor tempo le informazioni necessarie a organizzare il trasporto personale scegliendo tra le varie opzioni. Vince sempre l’ottimismo “nostrano”, poi, riguardo alla mobilità futura: nel campione intervistato il 3% in più sulla media europea (76% contro 73%) pensa che tra una quindicina di anni si potrà viaggiare con veicoli elettrici senza problemi di autonomia.

I problemi più sentiti in Italia: ci lamentiamo di più, rispetto agli altri concittadini del Vecchio Continente, per la poca scorrevolezza del traffico nelle ore di punta e per la scarsa intermodalità dei diversi mezzi di trasporto (poche coincidenze, si aspetta troppo). Criticata di più anche l’efficienza della rete di trasporti pubblici urbani. Nonostante questo, restiamo tra i più propensi a cambiare le nostre abitudini di spostamento verso mezzi pubblici o sistemi equivalenti, in caso di investimenti strutturali in grado di migliorare significativamente questa rete di trasporto.

Le due ricerche mettono dunque in evidenza una generale insofferenza verso la mancanza di fluidità del trasferimento quotidiano, più che specifici limiti nelle infrastrutture. L’evoluzione della mobilità procede in effetti a rilento da decenni, mentre la forte aspettativa per sviluppi consistenti in tempi rapidi, promessa dalle nuove tecnologie digitali, è alimentata dalla richiesta di un più alto livello di benessere nella quotidianità degli spostamenti.

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