di Tito Borsa

Non ci eravamo ancora ripresi dal fatto che Mario Adinolfi avesse detto che il candidato all’Eliseo Emmanuel Macron “non sta bene”, perché ha sposato una donna di 24 anni più grande di lui, che potrebbe essere “sua madre”, che il direttore de La Croce torna alla ribalta commentando il matrimonio di una transessuale.

“A questo ‘matrimonio’ tra due uomini che si ratifica per la legge oggi ad Aversa non parteciperanno né i genitori di lui né il papà di Giovanni-Alessia. Sono bigotti, retrogradi, razzisti? Oppure sono persone addolorate per veder gettato nel ridicolo un momento che dovrebbe essere unico e speciale come quello matrimoniale?”, ha scritto su Facebook Adinolfi, che poi ha proseguito: “Verrà il tempo in cui saranno riconosciute anche le ragioni di quei papà che non ne possono più di vedere i loro figli strappati da associazioni trans che gestiscono carnevalate al solo scopro di ricavarne finanziamenti di natura pubblica?”.

L’integralismo cattolico di Adinolfi lo conosciamo da tempo ma abbiamo sempre sbagliato ad approcciarci al suo imperdibile punto di vista: lo abbiamo definito retrogrado, razzista, omofobo, mentre il buon Mario è una presenza positiva, soprattutto sui social.

E ora vi diamo 10 motivi per cui darci ragione.

Mario Adinolfi, dieci motivi per cui cantare ‘Meno male che Marione c’è’

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