“Che la soluzione sia a uno o due Stati, quella che loro preferiscono”, l’importante è arrivare alla pace. Le parole scandite da Donald Trump il 15 febbraio alla Casa Bianca alla presenza di Benjamin Netanyahu hanno congelato il principio dei “due popoli, due Stati” alla base delle trattative di pace tra israeliani e palestinesi fin dagli accordi di Oslo del ’93. IlFattoQuotidiano.it ha interpellato sull’argomento due osservatori d’eccezione: lo scrittore Meir Shalev, favorevole (anche se con disincanto) ai due Stati, e l’editorialista di Haaretz Gideon Levy, secondo cui lo Stato unico sarebbe la strada per la pace.

Gideon Levy, cosa pensa di questa improvvisa apertura alla soluzione dello Stato unico?
“Spero che si realizzi per davvero. Sono in favore della soluzione a Stato unico, ma non posso prendere sul serio Donald Trump. Con la stampa è stato molto chiaro, dicendo che sa molto poco del conflitto israelo-palestinese e che gli importa molto poco. Vuole solo che si arrivi a un accordo, non importa se con uno o due Stati. Non sono sicuro che conosca le reali conseguenze di questa scelta e non sono sicuro che sia informato su cosa voglia veramente dire arrivare a una soluzione a uno o due Stati”.

Esistono però due modi di intendere la soluzione dello Stato unico. Una appoggiata dall’estrema destra e l’altra, che è quella che lei condivide, da una parte della sinistra israeliana. Crede che uno Stato unico con pari diritti per tutti sia oggi realizzabile?
“È l’unica opzione democratica che abbiamo. Niente si realizza in un giorno, ma non mi sembra che esistano strade alternative. Deve essere possibile. È assolutamente possibile. Anche se richiede enormi cambiamenti”.

E Netanyahu? Cosa ne pensa Netanyahu?
“A Netanyahu interessa solo mantenere lo status quo. Non vuole prendere decisioni”.

Molti sostenitori della soluzione a due Stati sostengono che l’idea di uno Stato binazionale con pari diritti per tutti sia una “bellissima utopia”. Lei che ne pensa?
“È certamente una bellissima utopia, ma qualche volta le utopie possono trasformarsi in realtà. La soluzione dei due Stati, ormai, non è più sul tavolo”.

Quindi questa apertura degli Stati Uniti rappresenta la morte della soluzione “due Stati per due popoli”?
“Sì, anche l’Europa ha capito che la soluzione dei due Stati è morta, ma nessuno si prende la briga di ammetterlo. Ma basta guadare cosa è successo negli ultimi due giorni per capirlo: appena qualcuno ha aperto uno spiraglio, il discorso è cambiato immediatamente. Oggi, la soluzione a Stato unico è diventata un’opzione, mentre fino a ieri nessuno ne parlava”.

Alcuni sostengono che un cambiamento come questo, la realizzazione di uno Stato unico, provocherebbe un’esplosione di violenza nel Paese.
“Spero di no, ma lo sapremo presto. Ad ogni modo, senza una soluzione la violenza ci sarà comunque”.

Come si riuscirà a far dialogare le fazioni estremiste palestinesi con quelle ebraiche?
“Solo cambiando la realtà, mettendoli di fronte al cambiamento. Cambiando quella realtà che oggi non offre pari diritti per i palestinesi. Questo deve essere cambiato. E lo si può fare solo mettendo pressione al governo israeliano”.

Trump parla di pace e di accordi, ma allo stesso tempo dice di voler spostare l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme. Che senso ha?
“No, ci ha già rinunciato ormai. Nemmeno agli israeliani interessa”.

Twitter: @GianniRosini

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