L’ho già scritto altre volte: senza i nonni in questo paese forse ci sarebbero ancora meno bambini per famiglia. Sono una risorsa fondamentale, sia a livello concreto che a livello affettivo.

In estate le spiagge sono zeppe di nipoti e nonni venuti a prendere “l’aria buona”, mentre i genitori lavorano in città. Arrivano in anticipo all’uscita di scuola con la cuffia già in mano se tira troppa aria, li scarrozzano alla lezione di canto e al saggio di ritmica, scolano la pastasciutta col tempismo di un cecchino.

C’è da dirlo a bassa voce, ma dal di fuori certi nonni non hanno niente da invidiare a certi genitori. Che sia solo il frutto di un’occhiata fugace o la realtà poco importa, molti di loro ne sono davvero convinti. Ecco perché capita (e capita spesso) che scivolare dalle retrovie in prima linea, per alcuni nonni è questione di un attimo. Scavalcare i ranghi è un’azione compiuta con amorevole prepotenza.

Se è vero che la mamma sapeva sempre meglio di te come girava il mondo, perché è opinione diffusa che con la maturità arrivi anche la saggezza, allora diventa scontato che i nonni ne sappiano sempre più dei genitori. Vista in questo modo è una partita che non si può vincere. Ai figli diventati ora genitori viene usurpato il diritto di sostare in prima linea da parte di nonni incapaci a mettersi in un angolo. In questo mancato passaggio di consegne c’è un rischio strisciante che potrebbe avere conseguenze spiacevoli.

L’aiuto che i nonni offrono è per molte famiglie prezioso (nonché gratis), ma non può essere barattato con l’ingerenza sull’educazione dei nipoti. Laddove una famiglia si avvale di una madre e un padre presenti, le decisioni sull’orientamento religioso, sul tipo di sport e attività extra scolastiche, la meta delle vacanze, su cosa sia giusto o sbagliato, spetta esclusivamente ai genitori.

Ho visto nonni operare subdole manovre manipolatorie per far convergere idee inizialmente molto distanti, piccoli ricatti per far battezzare i piccoli nati da genitori atei convinti. Ho visto unire unità abitative in previsione di future degenerazioni di salute e confini varcati senza alcun rispetto. Ho visto nonni mettere il muso con la maestria che neanche un bambino di tre anni, e per le più futili ragioni.

Per onestà intellettuale bisogna dire che anche i genitori approfittano allegramente della disponibilità dei nonni, che a loro volta si sentono in colpa di negare l’appoggio. Spesso la difficoltà dei figli nel rivendicare con forza le proprie decisioni arriva da lontano, nell’ostinato attaccamento a voler restare per sempre bambini, condizione che porta degli indubbi vantaggi. Se non ci arriva il figlio deve necessariamente arrivarci il genitore, il nonno in questo caso. E’ fondamentale se si vuole mantenere un sano alternarsi dei ruoli: non si può fare il bis della propria chance di essere genitori e figli. Sono ruoli che si giocano una sola volta nella vita – non nel senso strettamente fisiologico del termine – e per un periodo limitato.

Per questo i figli diventati genitori devono addossarsi il peso delle proprie scelte, dei propri rischi e delle proprie convinzioni, con buona pace di quello che diranno la nonna e il nonno. I nonni non sono suppellettili da sfruttare a piacimento, sono un nido sicuro, più accomodante, sono il pretesto per sfuggire a qualche regola, un comodo cuscino, il passato che si fa storia.

Per tutto il resto ci sono mamma e papà.

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