Sono da sempre sensibili alla condizione dei lavoratori, amano il giornalismo d’inchiesta e i reportage. Ma adesso qualcosa si è rotto negli ingranaggi di Vice Italia, filiale di Vice Europe con sede a Londra. Perché alcuni giornalisti verranno licenziati. La notizia è stata diffusa da LaMeteora.info, che ha collegato il taglio della redazione a una lettera presentata ai nuovi manager nella quale si chiedevano “maggiori diritti”. Un’accusa fermamente respinta dal nuovo amministratore delegato Elia Blei, già in passato manager a Il Sole 24 Ore, il quale dice a ilfattoquotidiano.it che “si tratta di una ristrutturazione, necessaria a causa della precedente gestione”. Restano i tagli, importanti.

Le acque in casa Vice si agitano nella scorsa primavera con l’uscita di Andrea Rasoli, ex socio di minoranza e publisher di Vice Italia, che cede le sue quote all’azionista di maggioranza, l’inglese Vice Europe Holding, che a settembre nomina Blei come nuovo amministratore delegato. In una delle prime riunioni, i giornalisti sottopongono all’ad una lettera d’intenti. “Consapevoli dell’inizio di un nuovo corso – spiega una fonte – chiedevamo di discutere alcune situazioni lavorative. Ma non credo che questa sia stata la miccia di ciò che è accaduto dopo. Probabilmente il progetto di tagliare parte del personale c’era già da tempo, soprattutto a Vice News”. E così è avvenuto: Vice Italia ha sei persone in meno rispetto agli scorsi mesi, anche se Blei minimizza: “Si tratta di tre licenziamenti”, dice. Il progetto però appare chiaro ai giornalisti: “Hanno tagliato i contratti più pesanti ed esternalizzeranno la parte video – aggiunge la fonte – Eliminano i costi fissi e risparmiamo sulla parte editoriale. Quando avranno progetti particolari da confezionare, prenderanno esterni”. Una ricostruzione che Blei ritiene errata, aggiungendo che ci saranno “corposi investimenti nella sezione video”.

La situazione, va detto, era abbastanza ingarbugliata già da prima dell’avvento della nuova dirigenza. Come conferma la fonte del Fatto.it, erano diversi i casi di redattori di fatto mascherati da collaboratori, alcuni pagati con il regime dei diritti d’autore, o di part-time impiegati a tempo pieno. Giornalisti, insomma, che avrebbero dovuto confezionare articoli e video dall’esterno. E su quello Blei fa leva: “Abbiamo trovato una situazione con diverse irregolarità risalente alla gestione precedente. Siamo di fronte a una crisi dell’editoria importante, quanto è avvenuto da noi accade quotidianamente in altre realtà. I tagli rispondono a una logica di riorganizzazione che non pregiudicherà gli investimenti. Le richieste della redazione nulla hanno a che vedere con le scelte fatte”. Fatto sta che l’umore della redazione è basso e la fiducia per un reale sviluppo di Vice Italia scarseggia: “Nonostante tutto, lo spirito di appartenenza era forte. E questo rappresentava il nostro vero segreto assieme alla qualità editoriale – dice ancora la fonte – Svanito quel clima, si rischia di compromettere l’essenza di ciò che era la nostra rivista e il nostro lavoro. Molti lì dentro si stanno guardando attorno”.

Aggiornato dall’autore il 12 gennaio 2017 alle 11:10

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