C’era attesa per il patteggiamento della Volkswagen per il caso Dieselgate negli Usa. Ma nel brutto affaire dei test sulle emissioni diesel truccati, scoppiato nel settembre del 2015, sono comparse le manette. L’Fbi ha arrestato un alto funzionario della Volkswagen. E secondo quanto riporta il New York Times, citando due fonti, si tratta di Oliver Schmidt, incaricato dell’ufficio per l’adeguamento alle norme della compagnia automobilistica tra il 2014 e il marzo 2015. Il top manager è il primo arrestato per lo scandalo che ha riguardato circa 600mila veicoli negli Stati Uniti. Volkswagen ha ammesso che i suoi motori diesel da 2 a 3 litri erano truccati per nascondere le emissioni reali di ossido di azoto, considerato cancerogeno dalle autorità sanitarie. La società tedesca è arrivata a un accordo per un indennizzo ai proprietari di circa 500mila veicoli con motore diesel 2 venduti negli Stati Uniti e dovrà versare circa 15 miliardi di dollari. L’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, si dice “scioccato” per l’arresto del manager.

Schmidt – che fungeva da contatto per VW USA con le diverse agenzie ambientali – è stato arrestato in Florida sulla base di accuse mosse dal tribunale federale di Detroit. In una dichiarazione ufficiale Volkswagen ha sottolineato come non sarebbe “appropriato commentare le indagini in corso o discutere di questioni personali”.

Nei giorni scorsi il gruppo tedesco aveva tentato di accelerare la procedura del patteggiamento per anticipare l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump. Il colosso tedesco dell’auto, che il 6 gennaio ha incassato le dimissioni del direttore finanziario Pieter Griep, andatosene senza fornire motivazioni, puntava a chiudere l’indagine penale proprio in questi giorni. La casa automobilistica di Wolfsburg ma anche gli inquirenti del Dipartimento di Giustizia, secondo il Wall Street Journal, avrebbero avuto intenzione di siglare l’intesa in tempi brevi: i funzionari del Dipartimento sono di nomina politica e dovrebbero lasciare l’incarico con l’arrivo di Trump. In questo caso, Vw dovrebbe attendere che il nuovo team entri in carica, studi il dossier per poi arrivare ad una conclusione in tempi necessariamente molto più lunghi. Nei giorni scorsi però l’Agenzia per la Protezione Ambientale americana aveva infatti dato il via libera alla soluzione individuata dal colosso tedesco ovvero la notifica ai clienti che sono disponibili ‘rimedi’per il sistema delle emissioni per i Maggiolini, le Gold, le Jetta e le Passat del 2015 per un totale di 70.000 auto. Che non dovranno essere così necessariamente richiamate dal mercato, e ripagate da Vw stessa, ma potranno venire semplicemente ‘riparate’ e riconsegnate ai clienti.

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