Ma che idea di donna milanese può avere in testa Stefano Parisi per scrivere (o far scrivere dal suo staff) una lettera come quella che mi è stata recapitata ieri, in busta chiusa, nella casella condominiale?  Una nullità, una decerebrata è la prima risposta che mi sono data leggendola. Perché alla “gentile amica” il candidato sindaco della destra non fa nessuna proposta, tipo qualche asilo nido in più, migliori servizi sociali nei quartieri, tariffe ridotte per le donne sui taxi la sera, qualsiasi cosa che abbia minimamente a che fare con l’universo femminile. Niente di niente.

E allora perché mai una milanese di buon senso dovrebbe votarlo? Forse perché, come scrive «Anch’io come tanti di noi non ho mai fatto politica, qualche volta non ho neppure votato»?
A parte la palese inesattezza della prima affermazione – è impensabile che uno che ha esordito lavorando all’ufficio studi della Cgil, ha seguito Gianni De Michelis in vari ministeri, è stato responsabile del dipartimento economico con quattro presidenti del Consiglio e city manager con Gabriele Albertini, non si sia mai occupato di politica – trovo ridicolo (e penoso) il voler condividere con la sua aspirante elettrice il fatto di non recarsi spesso alle urne.

La presunta elettrice deve immaginarsela anche poco intelligente se sente la necessità di spiegarle che, in caso avesse perso la scheda elettorale (considerato il poco uso che ne fa), deve andare negli uffici comunali, che «sono quelli nei quali vai a fare i documenti». La sciura Maria, chissà, potrebbe sbagliarsi e andare direttamente a palazzo Marino. Un appello al voto basato sul nulla, se non sulla ritrita formula del cambiamento e sull’invito finale a “essere protagonista con noi della vittoria finale”.  Scrivo questo post proprio per scongiurare la vittoria finale di un candidato sindaco che delle donne parla solo al 22esimo punto del suo programma, giusto prima degli immigrati! E sappiamo quanta considerazione l’alleato di Matteo Salvini abbia per questi ultimi….

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