Matteo Renzi benedice la vendita di Telecom Italia ai francesi. E lo fa in maniera ufficiale a margine del vertice bilaterale a Venezia. Nell’annuncio, il presidente Francois Hollande gli fa da spalla sostenendo la necessità di “concentrazioni tra aziende italiane e francesi anche nelle tlc” oltre che nella difesa. Il motivo? “Non c’è futuro senza un’industria forte”, come ha puntualizzato Hollande. Soprattutto in settori strategici come le telecomunicazioni in cui lo Stato francese è presente come azionista (23%) di Orange, mentre quello italiano non ha ormai più alcun peso se non flebili poteri di veto racchiusi nel golden power. Il destino di Telecom, spolpata negli anni e ancora custode della rete nazionale in rame, sembra dunque essere segnato.

Tuttavia la partita non è affatto scontata, come del resto ha fiutato il mercato, che ha premiato il titolo Telecom in Borsa. Lo confermano le parole del numero uno di Orange, Stéphane Richard, che ha spiegato come le auspicate nozze non siano nei piani del finanziere francese Vincent Bolloré, socio di riferimento dell’ex monopolista italiano: “Non credo faccia parte delle intenzioni di Bolloré”, ha precisato il manager all’agenzia Reuters nel corso di una conferenza al Cairo. “Vincent Bolloré – ha aggiunto Richard – ha quasi il controllo del consiglio di amministrazione. Le chiavi del futuro – del gruppo – sono nelle sue mani”. Per questa ragione “se un giorno monsieur Bolloré mi dirà: “La cosa migliore è che ci sia un accordo fra di noi e che Orange compri Telecom Italia”, allora vedremo” ha concluso lanciando un chiaro messaggio al finanziere bretone che è socio di peso anche di Mediobanca. Difficile dire, a questo punto, quali siano i piani di Vivendi per Telecom Italia che è ormai diventata ufficialmente merce di scambio in una più ampia partita di consolidamento europeo nei media e nelle telecomunicazioni.

Anche perché sullo sfondo muove le sue pedine anche un altro industriale francese, Xavier Niel, proprietario della compagnia telefonica Iliad e titolare di un corposo pacchetto di opzioni Telecom. Le ipotesi sul tavolo sono tante. Secondo un report dello scorso agosto, siglato dalla banca francese Natixis, Bolloré potrebbe, ad esempio, decidere di offrire in dote il pacchetto Telecom a Telefonica e, intanto, procedere all’acquisizione di Mediaset. Lo scenario è naturalmente ipotetico, benché supportato da una dettagliata analisi contabile. Tuttavia è un fatto che in queste ore si stiano intensificando gli incontri fra Bolloré e la famiglia Berlusconi per discutere di un’alleanza europea tra Mediaset e Vivendi nell’ambito del risiko della pay tv.

Secondo indiscrezioni, le trattative sono a uno stadio avanzato. Ufficialmente non hanno mai riguardato anche Telecom, che sta per cedere proprio alla Ei Towers di Berlusconi le sue torri di telecomunicazioni (Inwit) per creare un polo che ridimensioni il peso di Rai Way. Tuttavia è davvero difficile pensare che Bolloré e Berlusconi non abbiano parlato anche di telecomunicazioni nel momento in cui il governo Renzi ha accelerato i piani per la banda ultralarga puntando sull’Enel.

Intanto, in casa dell’ex monopolista italiano, si registra un certo nervosismo: il piano industriale presentato ai sindacati è tecnicamente ineceppibile con i suoi 12 miliardi di investimenti in tre anni. “Ma non c’è alcun intervento sulla macchina organizzativa – spiega Michele Azzola, sindacalista della Slc-Cgil – E’ un piano monco in cui registriamo uno scollamento fra gli annunci e la realtà industriale”. Con il rischio che le parole del piano dell’amministratore delegato Marco Patuano restino sulla carta in attesa che Bolloré sveli le sue reali intenzioni per Telecom.

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