Si sa che noi psicoanalisti abbiamo “il complesso dei complessi”. Ci affascinano i meccanismi mentali ripetitivi che esprimono contenuti inconsci e che spesso prendono il sopravvento sul vissuto cosciente di tutti noi. Spesso anche quando diciamo a noi stessi: “Non tornerò più a comportarmi in quel modo!” poi senza accorgercene, quasi in modo inevitabile, ci troviamo nuovamente coinvolti in una situazione simile.

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Una paziente ricerca un uomo che la ami, ma ha paura che nessuno lo farà mai. Quando incontra un ragazzo non si sente sicura e comincia a martellarlo con richieste di amore incondizionato e totale. Vuole sempre nuove prove d’amore della serie “se mi ami sei disposto a…..”. Dopo qualche mese il ragazzo, ormai esasperato dalle sue esagerate richieste, la lascia e in lei si rafforza la convinzione inconscia: “Nessuno mi ama realmente!”. In termini psicologici è stato coniato il termine di “coazione a ripetere”. Corrisponde all’idea che la persona affetta da un complesso inconscio provi e riprovi ad affrontare qualcosa che l’ha fatto soffrire in modo molto profondo per dimostrare a se stesso: ”Questa volta riesco a padroneggiare la situazione, non soffrirò più”.

Nel suo ultimo discorso il presidente del Consiglio ha citato la sindrome di Lucy per descrivere il comportamento del Pd e dei 5 Stelle. In termini psicologici il termine più corretto sarebbe “complesso” e se vogliamo codificarlo indica la tendenza di qualcuno, per una soddisfazione momentanea, ad accettare un male più grande e duraturo.

La storia del fumetto è questa: ogni autunno Charlie Brown vuole calciare in partita la palla ovale da football americano. Lucy la posiziona ma quando Charlie Brown sta per calciare la toglie in modo che lui preso dalla spinta e mancando il contatto col pallone cada all’indietro. Tutti gli anni Charlie Brown si ripromette di non ripetere l’esperienza negativa ma poi si fa convincere da Lucy che lo rassicura mentendo.

Ma perché questi due personaggi si comportano così? Alla fine entrambi ci rimettono perché perdono sistematicamente le partite. Inoltre i loro rapporti, pur di amicizia, sono minati da questa sottile consapevolezza di una sotterranea aggressività. L’aggressività di Lucy è palese in quanto lo fa cadere. Quella di Charlie Brown è un’aggressività più subdola perché nascosta. Attraverso questa sua caduta mostra a tutti l’inaffidabilità di Lucy e, ponendosi come vittima, la mette nella posizione scomoda del carnefice e colpevole.

Fra il Partito Democratico e le altre formazioni di sinistra questo complesso si è più volte ripetuto. Due sembrano le motivazioni nascoste. La prima è il senso di inferiorità e di colpa che la sinistra italiana ha coltivato per anni per aver appoggiato i regimi dittatoriali comunisti. Per questo di fronte alla possibilità di “tirare la palla e fare il punto” cioè fare qualcosa di sinistra, alla Nanni Moretti, preferisce fallire. La seconda è la paura di contaminare la purezza di un ideale. Fino a quando qualcosa non si realizza, ma è adombrata e velleitariamente rivendicata, può essere vissuta come un ideale puro da raggiungere. Quando invece si concretizzasse in un provvedimento o una legge inevitabilmente sarebbe impura perché contaminata da elementi della realtà.

Anche questa volta di fronte alla possibilità di fare una legge sulle unioni civili succederà la stessa cosa? Ci sarà un emendamento su cui ci si dividerà per poi dare la colpa all’altro? E all’ultimo momento dire no a tutta la legge: “Perché così come è stata stravolta non possiamo votarla”?
Il piacere di Lucy di far cadere Charlie Brown è veramente grande ma rischia di ritorcersi contro di lei. Forse Charlie Brown non aspetta altro per poter affermare che è lei la cattiva.

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