“Ho studiato per niente”, dicono in tanti. Lo ripete spesso Stefano G., novarese, 34 anni. Da due anni prende la pressione agli anziani, prescrive pillole, compila cartelle in una clinica privata. “Non era per fare questo che i miei genitori, da Latina, mi hanno mantenuto tra grandi sforzi altri cinque anni e io, per ricambiarli, ho studiato sodo per specializzarmi”. Ma gli ottimi voti non bastano. E oggi Stefano, cardiochirurgo, sbarca il lunario come guardia medica a partitata Iva. Prende 16 euro nette l’ora, poco più di una donna delle pulizie che lavora in nero. A fine mese fanno 1.200-1400 euro, a seconda delle ore. “I turni sono di 12 ore durante la settimana, dalle 20 alle 8, nel fine settimana si comincia alle 10 del sabato e si stacca alle 8 del lunedì mattina. Si lavora anche per 24 ore di seguito, ma che devo fare? Esercitare in ambiente ospedaliero è impossibile: non c’è posto. Ma non oggi, da qui ai prossimi dieci anni”.

Io, medico dell’Inps a partita Iva. Spesso devo verificare la malattia del lavoratore dipendente cui io non ho diritto

Secondo le classifiche delle casse previdenziali la categoria avrebbe sofferto meno di altre nell’ultimo decennio, accrescendo del 7.1% il proprio reddito reale. Ma anche in questo caso il dato non deve ingannare. Anche nel pubblico, infatti, sta avanzando il precariato. Succede ad esempio con i medici legali dell’Inps che si occupano di accertamento e revisione dell’invalidità civile. I medici strutturati, assunti dall’ente, da impiegare per questa mansione ormai sono pochi e da tempo si ricorre a personale esterno, sempre specializzato, ma precario. Sono un migliaio di specialisti in tutta Italia e sulle loro spalle portano responsabilità enormi, sia nei confronti dei lavoratori e dei malati e sia delle casse pubbliche. E tuttavia sono proprio le figure in assoluto più precarie della sanità pubblica. Vengono ingaggiati con contratti a termine di anno in anno. Non hanno ferie, malattia, contributi e buoni pasto. Il compenso? E’ di 25,84 euro lordi l’ora, cui vanno sottratti il 20% di ritenuta, il 12% di cassa mutua Enpam. L’ingaggio è per 25 ore a settimana. “Alla fine mi rimangono in tasca 15 euro netti l’ora, circa 1.500 euro al mese. Stando così le cose, molti lo fanno come ripiego”, racconta Marco R., da tre anni medico legale in provincia di Milano.

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