“Mi è piaciuta … peccato che fosse chiuso il plastico di Pompei”, dice chi lo ha visitato la scorsa settimana. Mentre qualcun altro nota “Peccato fosse chiusa la sezione dei Papiri”. “Non tutte le sezioni sono aperte che peccato! La sezione egizia chiusa, la numismatica chiusa”, scrive chi ci è andato due settimane fa. “Parecchie però non sono visitabili…le più belle”, aggiunge un altro visitatore tre settimane fa. “Alcuni settore chiusi, come quello della preistoria e delle colonie greche”, scrive chi ci è andato quattro settimane fa.

A scorrere i commenti dei visitatori del Museo nazionale di Napoli lasciati su Tripadvisor, il tema della chiusura delle sale ritorna frequentemente. La stessa cosa accade se si leggono i commenti sulla pagina Facebook del Museo. In una lunga lettera al Mattino nel gennaio 2015, un’insegnante di Pavia, in visita a Napoli con l’intenzione di visitare il Museo, denuncia che “era aperto circa il 30% delle sale e che quasi tutte le più belle non erano visitabili”, prescindendo da la collezione Egizia “chiusa sino a data da destinarsi per lavori di adeguamento degli impianti”, così come la collezione epigrafica e della Magna Grecia.

La mattina si entra e prima di fare il biglietto si vede sul tabellone cosa sarà possibile visitare. Quali le sale accessibili. Insomma una sorta di menù del giorno. Come accade nei ristoranti. Il motivo delle chiusure? La mancanza di personale, naturalmente. La presenza di un numero di custodi insufficiente alle esigenze. Questione seria, ci mancherebbe, che si protrae da troppo tempo. Anche se in realtà il dubbio che il personale a disposizione non sia utilizzato al meglio, viene. E’ sufficiente girare per le sale aperte per trovare, non di rado, più custodi concentrati in un unico spazio. Probabilmente per disposizione. Ma in ogni caso una perplessità rimane. Ed è un peccato. Perché come si legge nel sito della Soprintendenza per i Beni archeologici di Napoli, “Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, uno dei primi costituiti in Europa in un monumentale palazzo seicentesco tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, può vantare il più ricco e pregevole patrimonio di opere d’arte e manufatti di interesse archeologico in Italia”.

Una realtà importante quella del Museo nazionale, peraltro frequentemente arricchita da mostre di indiscusso livello. Ora e fino al 13 gennaio 2016 l’“Eracle liberato dal buoi dei magazzini”, prima “Pompei e L’Europa. 1748-1943”. Nel recente passato moltissimo altro. Con l’idea della Soprintendenza di esporre anche quel che da molto tempo non lo è più e in alcuni casi non lo è mai stato. Proposito più che apprezzabile. A dimostrarlo le cifre degli ingressi, in crescita considerando i 349.390 del 2014 contro i 308.331 dell’anno precedente. Ma le tante sale chiuse ogni giorno sono un problema. Tutto l’anno. Non solo ad agosto quando le ferie fanno deflagrare la questione.

“È vergognoso che i turisti paghino il biglietto intero per una visita parziale”, diceva la scorsa estate uno degli addetti alla sorveglianza. Ce ne sarebbe abbastanza per essere preoccupati. Ma non è tutto sfortunatamente. Ci sono evidenti criticità anche per quel che riguarda la musealizzazione. In particolare nelle sale che non sono state interessate da nuovi interventi. “I cartellini di descrizione dei reperti sono per la maggior parte sbiaditi e talvolta impossibili da leggere”, dice chi lo ha visitato tre settimane fa.

Tra sale che continuano a rimanere chiuse e finanziamenti importanti come quelli inclusi tra i fondi strutturali europei assegnati a giugno, si va avanti. A quanto sembra in maniera incerta. Nonostante i nuovi 23 innesti, tra amministrativi, bibliotecari, informatici, tecnici e addetti alla promozione.

“La Campania è una grande sfida nazionale”, ha detto recentemente il ministro Franceschini. La sensazione che così ci sia il rischio di perderla è forte. Uno dei principali musei italiani non può permettersi di considerare la visita un trascurabile optional.

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