La storia della “papamobile“, dalla sedia gestatoria (la ‘lettigà ufficiale dei Sommi Pontefici) all’Isotta Fraschini, dalle Mercedes alla Fiat 500 L. L’ha ricostruita il sito del Washington Post in occasione della visita di Papa Francesco negli Stati Uniti. L’articolo, dal titolo ‘Higher horsepower. An illustrated 215-year history of the popemobilè, fornisce dati tecnici e curiosità sugli equipaggiamento e sugli interni delle oltre 30 autovetture papali più famose della storia, evidenziando anche alcune analogie come la targa SCV-1, riservata dalla Città del Vaticano per il pontefice, e il sigillo papale sempre presente a bordo.
Circa un terzo della auto provengono dal produttore Mercedes-Benz, ma anche da produttori locali, invitati a progettare e fornire il veicolo in poche settimane quasi sempre una richiesta: fornire alta visibilità per il pontefice per la benedizione della folla.
Dopo l’attentato a Giovanni Paolo II nel 1981, elemento fondamentale nel disegno della papamobile diventa invece la sicurezza, con la progettazione di auto con vetri a prova di proiettile. Un tipo di vettura osteggiata da Papa Francesco, che in occasione del suo viaggio negli Usa ha evitato quella che lui chiama una “sardina” a favore di una Jeep Wrangler aperta sui lati. Mentre al suo arrivo alla base di Andrews, dove è stato accolto da Barack Obama, è salito su una 500L.

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