La sua immagine è sinonimo di eleganza senza tempo, tanto da essere ancora oggi un’icona di stile. A lei, Audrey Hepburn, e alla sua classe, la National Portrait Gallery di Londra dedica una mostra che raccoglie fotografie, cover di riviste, articoli di giornali e locandine dei suoi film. Nelle 75 immagini in mostra in tre sale, si può ammirare la Hepburn dagli esordi, come modella e ragazza di un coro nel West End di Londra, fino all’impegno come ambasciatrice ufficiale dell’Unicef negli ultimi anni della sua vita. Immortalata nelle fotografie di Richard Avedon, Cecil Beaton, Terry O’Neill e Irving Penn, e in ritratti intimi in prestito dalle collezioni dei figli dell’attrice, Luca Dotti, nato dal matrimonio con lo psichiatra italiano Andrea Dotti e Sean Hepburn Ferrer, avuto con l’attore Mel Ferrer.

Audrey ballerina a Londra nel 1949, Audrey negli anni hollywoodiani e in quelli romani, fino alle missioni umanitarie in Africa e Asia. Dagli abiti di tulle, ai raffinati vestiti che disegnava per lei l’amico fraterno Givenchy (suoi i look di “Sabrina”, “Sciarada” e il tubino cult di “Colazione da Tiffany”) fino alla mise con camicia bianca, fazzoletto al collo e gonna anni ’50 di “Vacanze romane” e il minimale total black in pantacapri e ballerine ai piedi.

Elegante e raffinata nella sua semplicità, nonostante la sua figura imperfetta, esile a causa della malnutrizione subita durante gli anni della Seconda guerra mondiale, con labbra sottili, seno piccolo e piedi grandi, Audrey Hepburn è, assieme a Marylin Monroe, non solo una delle dive più fotografate di sempre, ma un’immortale icona capace di convivere con i suoi difetti, un fatto che definì come la sua vittoria più grande. Audrey Hepburn Portraits of an Icon” è in mostra fino al prossimo 18 ottobre.

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