Da dove arriva il grano che si trova in molti piatti della tradizione mediterranea? Uno dei maggiori esportatori di questo cereale è il Canada. I dati forniti dalla Canadian Grain Commission, il dipartimento governativo responsabile dei cereali, dicono che le esportazioni di grano, da dieci anni a questa parte sono cresciute e nel 2014 si è arrivati a 17mila tonnellate. Ma chi compra il grano canadese? Nel continente il maggior importatore è il vicino di casa, gli Stati Uniti. Tra i grandi importatori ci sono anche l’Indonesia, la Cina e il Giappone. Eppure il cereale prodotto e raccolto in Canada, da quest’anno non è più solo canadese.

Tutto è cominciato nel 2012 quando il Canadian Wheat Board, CWB che riuniva gli interessi dei produttori di grano, è stato privatizzato. Il CWB deteneva il monopolio nell’acquisto del prodotto, nel trasporto, nello stoccaggio e nella vendita del grano, dal 1935. Questa agenzia non faceva profitto, tutto il guadagno veniva restituito ai contadini. Secondo il Canadian Biotechnology Action Network CWB ha avuto un ruolo fondamentale anche per la sua strenua opposizione alle sementi geneticamente modificate di Monsanto, nel 2004. Da quest’anno tra gli azionisti di controllo c’è l’Arabia Saudita, alla continua ricerca di garanzie alimentari per il futuro. Il Paese arabo è uno dei maggiori importatori di questo cereale e ha deciso di investire nel grano canadese. La Saudi Agricultural Livestock Board si è alleata con un colosso dell’agribusinnes, l’americana Bunge. Insieme controllano il 50,1% della CWB. Oltre alla joint venture arabo-americana che ha preso il nome di GGG, Global Grain Group, il 49,9% è detenuto dal governo che ha detto di voler, in questo modo, garantire gli interessi dei contadini canadesi. Oltre al grano canadese è vista di buon occhio dagli investitori anche la terra.

canada-granoL’Unione canadese dei produttori agricoli ha chiesto al governo di imporre un limite annuale all’acquisizione di terre da parte di imprese straniere e nazionali. Secondo gli agricoltori la proprietà terriera si sta concentrando nelle mani di pochi grandi compratori. Nel Quebec sono più di 27 mila gli ettari accaparrati, denunciano le associazioni contadine. Le politiche portate avanti dal governo non sembrano, per il momento andare verso la tutela dei piccoli contadini.

Diversa la situazione a livello locale. La provincia del Saskatchewan ha deciso di proibire, temporaneamente, ad alcuni fondi d’investimento di comprare terra agricola. Il governatore ha spiegato di essere pronto a riformare le regole alla base dell’Farm Security Act della provincia produttrice di grano anche attraverso una consultazione pubblica. I contadini e gli investitori possono esprimersi su diverse questioni chiave: l’ingresso di nuovi investimenti, mantenere la proprietà terriera tradizionale, mantenere stabile il mercato della terra, garantire l’accessibilità alla terra e la possibilità di investimento dei contadini locali. Nel lanciare la consultazione a maggio di quest’anno il responsabile dell’agricoltura del governo locale ha spiegato che la terra è una risorsa strategica della provincia, che deve essere posseduta da canadesi, per il profitto dei canadesi.

Nel 2013 il Canada Pension Plan comprò più di 46mila ettari, per coltivare grano. Una mossa, quella del fondo pensione, che incontrò, sin da subito, l’opposizione dei contadini della provincia. L’opposizione è stata tale che il governo locale ha indetto una consultazione ed è arrivato alla decisione di bloccare l’acquisto dei terreni, in vista di una riforma complessiva in ambito terriero che sia in grado di regolare le acquisizioni di campi da parte di soggetti stranieri e di fondi d’investimento.

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