“Dovrei prendere 840 euro di pensione, ma dopo tutti i tagli ricevo 520 euro al mese”. Quin è una baby pensionata di Atene, ha smesso di insegnare armeno tre anni fa, a soli 50 anni. Poi, lo scorso anno, è morto suo marito e ora con la sua pensione, e “5mila euro in banca”, dà da mangiare alle sue tre figlie di 10, 13 e 27 anni. “I 5 mila euro? Li conservo come i miei occhi, così diciamo noi in Grecia”. In casa la circondano gli oggetti, l’arredo e i ricordi di una vita che oggi non può più permettersi. A metà del 2011 l’istituto dove insegnava ha smesso di pagarle lo stipendio: “Ci hanno forzato a smettere di lavorare. Ma non saremmo sopravvissuti senza la solidarietà, la solidarietà tra noi, non quella dei ricchi – continua -, questa è la parte buona della crisi”. L’assegno proposto a Quin per il prepensionamento era di mille euro, lei accettò: “Era meno del mio salario, ma tra me mio marito avevamo la forza di mandare avanti la casa”. Senza di lui Quin si è reinventata e ha chiesto aiuto ai gruppi di solidarietà auto organizzata, “non sarei sopravvissuta senza. Sappiamo che ci aspettano altri anni di sofferenza, in tutti i paesi dove arriva l’Fmi la catastrofe dura almeno 10 anni” di Cosimo Caridi

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