L’Istat prevede un’accelerazione della crescita. E afferma che quest’anno il Pil aumenterà dello 0,7%, più dello 0,6% stimato dal governo nel Documento di economia e finanza e lo 0,2% in più rispetto alle previsioni dello scorso novembre. Confermata quindi la fine della recessione iniziata nel 2011. L’impulso favorevole di componenti esterne, come l’evoluzione positiva del ciclo internazionale e il deprezzamento dell’euro, e la ripresa della domanda interna, sostenuta dai bassi prezzi dell’energia e dall’atteso miglioramento delle condizioni del credito, porteranno nel breve periodo una ripresa dei ritmi produttivi nel breve periodo.

Non solo. L’istituto di statistica, nelle “Prospettive per l’economia italiana nel 2015-2017”, scrive che nel biennio seguente la ripresa si consoliderà ancora, con il prodotto in salita rispettivamente dell’1,2% e 1,3%. Se a trainare la crescita quest’anno sarà la domanda estera (0,4 punti percentuali), nel biennio successivo il rafforzamento deriverà sempre più dall’apporto della domanda interna (0,8% e 1,1%, rispettivamente) mentre il conseguente aumento delle importazioni favorirà una diminuzione della domanda estera netta nel 2017. Quanto al mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione è previsto per il 2015 al 12,5%, per il 2016 al 12% e per il 2017 all’11,4 per cento.

In ogni caso bisogna tenere presente che tutte le previsioni “incorporano le ipotesi relative agli effetti positivi delle migliori condizioni di accesso al credito generate della politica monetaria della Banca centrale europea“, si legge nel comunicato. “Nell’attuale quadro previsivo le condizioni di accesso al credito sono ipotizzate in graduale e costante miglioramento lungo il periodo di previsione. Tuttavia gli effetti del quantitative easing potrebbero generare un impulso positivo più marcato sul sistema creditizio rispetto allo scenario base”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Unipol-Bnl, Cassazione conferma assoluzione per Fazio e Consorte

prev
Articolo Successivo

Spagna, Valencia ha truccato dati su spesa sanità. Ue: “Multa da 18,9 milioni”

next