Alla vigilia dell’inaugurazione, Walter Molino ricostruisce i passaggi che hanno portato all’Esposizione Universale: dall’aggiudicazione del 2008 con il sogno di un progetto ecologista fino alla disperata corsa per la consegna, fra sprechi e ritardi. “Il disegno iniziale immaginava un grande orto planetario” – denuncia Mattia Calise, consigliere comunale del M5S – “ma le tende leggerissime che dovevano coprire l’area sono diventate volumetrie in cemento armato”. Viene intervistato in merito anche Gianni Barbacetto. Il risultato sono 250mila metri quadri di calcestruzzo e 70 mila tonnellate di acciaio. Un viaggio fra le cifre e le contraddizioni di un progetto nato male, con la decisione di acquistare da privati i terreni dove far sorgere Expo che ha contribuito ad accumulare un debito di 160 milioni di euro che resta sulle spalle degli italiani

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