Siti Zainab Binti Duhri Rupa. Si chiamava così l’ultima delle 60 persone messe a morte dall’inizio dell’anno in Arabia Saudita. Aveva 47 anni e due figlie, lasciate nel suo paese.

Siti Rupa, collaboratrice domestica arrivata nel 1997 dall’Indonesia, era stata condannata a morte nel 1999 dopo aver confessato, nel corso di un interrogatorio di polizia senza avvocato, di aver ucciso la sua datrice di lavoro, Nourah binti Abdullah Duhem al-Maruba.

L’episodio era avvenuto un anno prima. Secondo la confessione, Siti Rupa, stanca di subire angherie e violenze da parte della famiglia presso cui era collaboratrice domestica, aveva accoltellato 18 volte la padrona di casa.

All’epoca, il processo si svolse come tanti altri in Arabia Saudita nei quali sono alla sbarra imputati provenienti da altri paesi: senza avvocato, senza interprete e senza assistenza consolare. Secondo quanto trapelato dalle fonti giudiziarie, la stessa polizia aveva avuto il sospetto che Siti Rupa soffrisse di disturbi mentali.

La detenuta ha atteso 15 anni per conoscere il suo destino: il tempo necessario perché Walid, il figlio più giovane della donna assassinata, raggiungesse la maggiore età e decidesse, a nome della famiglia, se concedere il perdono in cambio di denaro (l’offerta del governo indonesiano era equivalente a 155.000 dollari Usa) o autorizzare il boia a procedere alla decapitazione.

L’esecuzione ha avuto luogo martedì 14 aprile nella città santa di Medina.

Il governo indonesiano ha protestato con le autorità saudite in quanto non è stato avvisato (così come la stessa famiglia di Siti Rupa) dell’imminente esecuzione, nonostante gli appelli dei due ex presidenti Abdurrahman Walid e Susilo Bambang Yudhoyono e di quello in carica.

Non è chiaro se l’esecuzione congelerà i recenti negoziati tra Riad e Giakarta per la ripresa del trasferimento di lavoratori migranti (conveniente a entrambi i paesi: all’Arabia Saudita, che ha bisogno di manodopera a basso costo; all’Indonesia per le rimesse dall’estero), sospeso quattro anni fa sempre a causa della pena di morte.

Il numero delle condanne a morte eseguite in Arabia Saudita nel 2014, 90, sarà raggiunto da qui a pochi mesi.

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