Veneto Banca ha chiuso l’esercizio 2014 con una perdita di quasi 1 miliardo di euro, per la precisione 968 milioni. Un rosso molto superiore ai 650 milioni comunicati a febbraio, quando sono stati approvati i conti preliminari. L’istituto, il cui direttore generale Vincenzo Consoli è indagato per ostacolo all’attività dell’autorità di vigilanza insieme all’ex presidente Flavio Trinca, attribuisce il risultato a una politica di accantonamenti “di maggior rigore e prudenza” e agli accantonamenti richiesti dalla Banca centrale europea. Le rettifiche di valore su crediti sono state incrementate di ulteriori 33 milioni, portando a 779 milioni gli accantonamenti complessivi contabilizzati al 31 dicembre 2014 includendo il gruppo Bim. La Bce, dopo l’asset quality review condotto l’anno scorso, aveva chiesto alla banca di accantonare riserve per 564 milioni.

Il patrimonio netto del gruppo, non comprensivo del risultato dell’esercizio, si attesta a 3,7 miliardi, mentre i coefficienti pro-forma common equity tier 1 (il capitale “pregiato” della banca) e Total capital sono rispettivamente al 10,27% e all’11,25%, in linea con i requisiti attualmente richiesti da Francoforte. Le sofferenze nette si sono attestate a 1,49 miliardi, con un’incidenza sul portafoglio crediti pari al 5,9%. Di queste, circa 1,33 miliardi sono riconducibili alle banche italiane del gruppo, i restanti 155 milioni alle banche estere.

Il consiglio di amministrazione dell’istituto ha anche approvato il piano industriale 2015-2017, che prevede un obiettivo di redditività operativa al 7,2% nel 2017.

 

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