Non bastano più nemmeno le Commissioni antimafia create dai consigli comunali. Ciò che stiamo vedendo e leggendo in questi giorni sulla collusione tra mafia e politica nella capitale d’Italia è qualcosa che quasi ci fa pensare che in politica non debba più esistere la presunzione di innocenza.

Non è così. Non cadiamo nel tranello nel quale le mafie stesse ci vogliono far cadere. Però una cosa è certa: dobbiamo alzare le barriere. È notizia di questa mattina che il Sindaco di Roma Marino starebbe pensando di affidare all’ex Procuratore Gian Carlo Caselli un assessorato alla trasparenza. Bene, ma possibile che ragioniamo sempre nello stesso modo? Prima aspettiamo le catastrofi e solo dopo, in emergenza, chiamiamo il supereroe chiedendogli di salvare il mondo.

Non può più essere così. Capiamoci, Caselli è un mio mito. Ho fatto la tesi di quinta superiore sul suo lavoro a Palermo. Ma così mettiamo una toppa, non risolviamo il problema che va colto e distrutto alla radice.

Da alcuni anni all’Università degli Studi di Milano il Prof. Nando Dalla Chiesa sta crescendo una generazione di studenti sempre più esperti, sempre più attenti, sempre più determinati. Ne è nato un Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dove gli studenti e studiosi eseguono progetti di ricerca in tema di legalità. Si prendano questi ragazzi e i tanti ragazzi delle Università italiane impegnati nello stesso campo e gli si dia il ruolo di Commissario alla legalità in ogni comune d’Italia.

Un soggetto stabilito per legge, quello del Commissario, in tutte le città più grandi e qualcuno che ne segua più di una piccola. Con il potere di accesso agli atti amministrativi, il compito di incrociare i dati anagrafici e catastali, l’obbligo di comunicare ogni anomalia alle forze dell’ordine. Un lavoro, quello di spulciare le carte, che la polizia non ha la forza di fare in tutti i comuni.

Per intenderci, è istituzionalizzare ovunque ciò che è stato chiesto a Raffaele Cantone per Expo o quello che si sta chiedendo a Caselli per Roma. Però è da fare prima, è da fare subito, è da fare adesso.

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