Stop ai ricchi bonus che spesso superano la parte fissa dello stipendio. E che hanno fatto sì che lo scorso anno gli amministratori delegati delle prime tre banche italiane guadagnassero un totale di 9,8 milioni di euro mentre i loro istituti perdevano 20 miliardi. La Banca d’Italia ha fissato nuove regole sui compensi e i premi di risultato dei banchieri, sulla base delle direttive europee in materia e delle linee guida degli organismi internazionali. Le nuove disposizioni di vigilanza, diffuse dopo una consultazione pubblica, stabiliscono appunto il divieto di bonus superiori alla retribuzione fissa per il personale “che può assumere rischi rilevanti”, cioè appunto l’amministratore o il consigliere delegato, e un tetto massimo per il compenso del presidente del consiglio di amministrazione, che non potrà prendere più della busta paga di base del numero uno o del direttore generale. Per derogare ci sarà bisogno del voto dell’assemblea degli azionisti con maggioranza qualificata. In più, scrive Bankitalia, dovranno essere adottati “meccanismi di correzione ex post delle remunerazioni al fine di rafforzare il collegamento della componente variabile con i rischi, con le condizioni patrimoniali e di liquidità della banca e con i comportamenti individuali”. Il riferimento è a clausole che prevedano la restituzione (in gergo claw back) dei bonus ricevuti dal manager nel caso in seguito emergano suoi comportamenti fraudolenti o anche solo una performance aziendale peggiore del previsto.

Oltre a ridurre l’assunzione di rischi, la Banca d’Italia punta a costringere le banche a “contenere i costi “per esigenze di patrimonio e redditività”, quanto mai nel mirino dopo gli “esami” della Bce e l’avvio della vigilanza unica europea. Non per niente gli istituti che sono tra quelli ‘significativi’ a livello Ue ai sensi del Meccanismo di vigilanza unico partito il 4 novembre saranno soggetti a regole più stringenti rispetto alle banche più piccole. Le assemblee che approveranno i bilanci 2014 dovranno dare l’ok a politiche di remunerazione aggiornate sulla base delle nuove regole. Ma Palazzo Koch concede agli istituti un periodo transitorio per adeguarsi: hanno tempo al massimo fino al 30 giugno 2016.

Le contromosse dei banchieri sono già partite, almeno a parole: martedì il presidente di Monte dei Paschi di SienaAlessandro Profumo, che al momento dell’addio a Unicredit ha ricevuto una buonuscita da 40 milioni già censurata da Bankitalia, ha messo in guardia da “tagli troppo radicali” pena la difficoltà di “attrarre talenti”. Questo pur riconoscendo che “chi è venuto dopo di me guadagna molto meno” e che nel gruppo senese recentemente bocciato agli stress test europei gli stipendi di vertici e prime linee sono stati fortemente ridotti.

Nel frattempo però a supportare la decisione di via Nazionale, che prima di definire i nuovi criteri ha chiesto alle banche informazioni dettagliate sugli attuali livelli retributivi dei top manager (compresi accordi privati e forme di remunerazione differita come le buonuscite), arriva un pronunciamento dell’avvocato generale della Corte di giustizia della Ue, Niilo Jääskinen. Intervenendo al processo sul ricorso del Regno Unito contro il pacchetto normativo adottato nel 2013 dal Consiglio europeo e dall’Europarlamento per regolare i sistemi retributivi dei banchieri – ritenuti uno dei fattori scatenanti della crisi finanziaria del 2008 – Jääskinen ha detto che quella normativa è “legittima” perché “la parte variabile della remunerazione ha un impatto diretto sul profilo di rischio degli enti finanziari” e “può colpire la stabilità degli enti finanziari che possono liberamente operare nell’Unione e di conseguenza quella dei mercati finanziari dell’Unione”.

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