A giudicare dai finanziamenti pubblici, l’educazione non è una priorità per l’Italia. A spiegarlo è la fotografia è scattata dalla Commissione europea con il rapporto Education and Training Monitor 2014, secondo cui finiamo tra gli ultimi Paesi Ue per risorse all’educazione a tutti i livelli (primaria, secondaria e universitaria): solo il 4 per cento del Pil a fronte di una media europea del 5,3. Fanno peggio solo Romania (3) Bulgaria (3,5) e Slovacchia (3,8). Cifre che staccano di molto – e in negativo – il 7,9 della Danimarca, il 6,8 della Svezia e il 6,3 della Finlandia. Finanziamenti in Italia costantemente scesi dal 2009 al 2012, con un vero e proprio tracollo nel 2011, l’anno nero dello spread, meno 4 per cento.

Laureati pochi e problema dei senza lavoro – Ancora peggio va per la percentuale dei laureati, dove con un mero 22,4 per cento – dove le donne con il 27,2 per cento superano gli uomini fermi al 17,7 – siamo ultimi in Europa, dove la media è del 38 per cento e in Irlanda e Lussemburgo si arriva addirittura al 51. Come se non bastasse, i giovani che conseguono una laurea faticano a trovare lavoro: solo il 49 per cento trova un impiego in tempi brevi, una percentuale che in Europa è invece del 71. Una situazione peggiore si registra solo nella Grecia colpita dalla crisi. E chi trova un lavoro spesso è costretto a svolgere mansioni dequalificanti visto che secondo il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop) solo il 66 per cento degli italiani svolge un lavoro a qualifica medio-alta.

Abbandono scolastico – Dati negativi per il nostro Paese anche sul tema degli abbandoni scolastici. Il 17 per cento degli studenti italiani tra i 18 e i 24 anni lascia la scuola senza aver conseguito un titolo di studio, quasi un record in Europa dopo Grecia (23), Malta (21), Portogallo (19) e Romania (18). Secondo lo studio, le difficoltà maggiori a completare il proprio percorso di studi le riscontrano i figli di stranieri e i portatori di handicap per i quali mancano spesso azioni e metodologie di integrazione.

Un insegnante su tre “non sufficientemente preparato” – Il rapporto parla di un 38 per cento degli insegnanti italiani giudicato come “non sufficientemente preparato” ad esercitare la professione. Un dato che è allineato al trend europeo. Le cause vanno da una abilità ancora insufficiente nell’utilizzo delle nuove tecnologie all’assenza di formazione continua e corsi di aggiornamento, il cosiddetto “lifelong learning”, per il quale l’Italia registra un 6,2 per cento di impegno a fronte di un 10,5 Ue.

Adulti non sufficientemente istruiti – Nel rapporto si parla di “scarse competenze alfabetiche e numeriche degli adulti”. In sostanza significa che l’analfabetismo è lungi dall’essere un ricordo. Il rapporto causa-effetto è semplice: famiglie con un basso livello di istruzione costituiscono un ostacolo in più al percorso formativo dei propri figli, più soggetti a fenomeni come l’abbandono scolastico. Sempre nel rapporto, infatti, viene fotografato un livello di “capacità di base” degli scolari più giovani, che in linea o addirittura superiore alla media europea per quanto riguarda le regione settentrionali. Al contrario, la situazione è “molto peggiore” in quelle meridionali.

Ci pensa la Garanzia Giovani – Nel dicembre 2013 il governo Renzi ha lanciato la versione italiana della “Youth Guarantee”, piano europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile che vuole garantire a tutti i giovani al di sotto dei 25 anni – 30 in Italia – un’offerta valida di impiego, apprendistato o tirocinio. Tuttavia nelle pieghe del rapporto della Commissione preoccupa una frase: “Anche se gli impegni presi dal governo sono notevoli, ci sono concreti dubbi sul fatto che i risultati della Garanzia Giovani siano raggiungibili vista la mancanza di pianificazione sul lungo periodo”.

Twitter @AlessioPisano

Commenti - Non perdere ogni mattina gli editoriali e i commenti delle firme Fatto Quotidiano.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Maltempo Liguria, scuole chiuse per troppi giorni. A rischio le vacanze

next
Articolo Successivo

‘La Buona Scuola’: un cattivo esempio della centralità del dirigente scolastico

next