Una fonte riservata, un pentito di Cosa Nostra, una notizia che sembra essere uguale a quelle che filtravano vent’anni fa tra i corridoi del palazzo di giustizia. “A Palermo il tritolo per Nino Di Matteo è già nascosto in diversi punti” avrebbe assicurato agli investigatori una fonte ritenuta affidabile, come riporta il quotidiano La Repubblica. Una fonte fidata e fino a questo momento tenuta segreta che ha raccontato anche come le famiglie mafiose palermitane siano impegnate da mesi nella raccolta dell’esplosivo da utilizzare contro Di Matteo, il pm che indaga sulla Trattativa Stato – mafia, già duramente minacciato nei mesi scorsi da Totò Riina in persona.

“Gli farei fare la fine del tonno a questo Di Matteo, del tonno buono: facciamo grossa questa cosa, facciamola presto e non ci pensiamo più” diceva il capo dei capi passeggiando nel cortile del carcere milanese di Opera con il compagno d’ora d’aria Alberto Lorusso, mentre le telecamere della Dia di Palermo intercettavano ogni parola. “Anche la mia famiglia, quella di Bagheria, è coinvolta” ha dichiarato ai magistrati il boss Antonino Zarcone, uno degli ultimi collaboratori di giustizia di Cosa Nostra. Qualcosa dunque bolle in pentola nel ventre molle della città: se non altro perché al palazzo di giustizia palermitano sono arrivati i Nocs della polizia, riuniti in assise con magistrati e forze dell’ordine sul tema sicurezza.

“A Palermo il tritolo per Nino Di Matteo è già nascosto in diversi punti”

Il clima a Palermo sembra quello di un ventennio fa, quando il palazzo dei veleni era un bunker inaccessibile ma nonostante tutto pieno di falle. Oggi un’escalation di minacce ai pm palermitani ha contribuito a mettere in allerta il palazzo, dato che nessuno si lascia sfuggire alcun commento sulle ultime minacce a Di Matteo. Una scia di terrore cominciata un anno e mezzo fa, con la lettera anonima in cui si raccontava come “amici romani di Matteo (Messina Denaro ndr) hanno deciso di eliminare il pm Nino Di Matteo”. Poi fu la volta degli annunci di Riina, quindi l’onda della paura si è allargata anche ad altre toghe del capoluogo palermitano: il pm Roberto Tartaglia, titolare pure lui dell’inchiesta sulla Trattativa, che ha subito un’incursione molto sospetta in casa, e il procuratore generale Roberto Scarpitano, vittima di un’intrusione direttamente nel suo ufficio per consegnare una missiva anonima.

Salvatore Borsellino aveva richiesto per meglio proteggere Di Matteo l’utilizzo del bomb jammer. Una richiesta mai esaudita dal ministero

 

E oggi che le indagini sugli autori delle minacce a Tartaglia e Scarpinato non hanno portato risultati soddisfacenti, ecco che una fonte sotterranea lascia filtrare la notizia del tritolo già pronto per Di Matteo, da più di un anno scortato da nove uomini (appartenenti al Gis dei carabinieri) che si muovono su tre auto blindate: nei mesi scorsi Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato in via d’Amelio nel 1992, aveva richiesto per meglio proteggere Di Matteo l’utilizzo del bomb jammer, il dispositivo elettronico in grado di neutralizzare qualsiasi ordigno esplosivo piazzato nei pressi delle auto blindate. Una richiesta mai esaudita dal ministero.

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