Per vendere un po’ di azioni della banca controllata prima dell’aumento di capitale da 800 milioni di euro, la Fondazione Carige molla “l’asta” e va sul mercato. A pochi giorni dall’esame delle proposte di acquisto arrivate al consulente Banca Imi, evidentemente insoddisfacenti nonostante le indiscrezioni che avevano chiamato in causa anche l’ex presidente della Bpm, Andrea Bonomi, l’ente guidato da Paolo Momigliano ha deciso di rivolgersi altrove e ha avviato il collocamento del 15% del capitale di Banca Carige attraverso una procedura di collocamento sul mercato riservata a investitori istituzionali denominata bookbuilding, che dovrebbe chiudersi tra martedì e mercoledì.

Il pacchetto vale circa 163 milioni di euro agli attuali prezzi di Borsa e la cessione consentirà alla fondazione di avvicinarsi a quota 19%, la soglia sulla quale ha ottenuto dal Tesoro il permesso di scendere, reperendo le risorse per partecipare alla ricapitalizzazione. Già ad aprile, con vendite di piccole tranche in Borsa, il primo azionista di Banca Carige aveva limato dal 43 al 40% la sua partecipazione nel capitale. E ora, se verrà collocato tutto il 15% (si tratta di 326,2 milioni azioni ordinarie), la discesa sarà drastica, al 25% per cento. Sarà poi da vedere, a collocamento concluso, quali investitori avranno rilevato le quote. All’ultimo consiglio di indirizzo (il 15 maggio) dedicato all’esame delle proposte era emerso che c’erano diversi soggetti, nazionali e internazionali, disponibili ad acquistare quote di Banca Carige, anche se i prezzi offerti non devono essere apparsi particolarmente allettanti. In attesa dell’esito dell’operazione, l’ente nel frattempo si è impegnato a non vendere sul mercato (lock-up) per 90 giorni le azioni che gli rimarranno in mano al termine del collocamento.

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