Amazon punta a “spiare” l’attività degli utenti per velocizzare i tempi di consegna. Dopo la scommessa sull’utilizzo dei droni per distribuire la merce in 30 minutiil colosso dell’e-commerce ha depositato un brevetto sulla “consegna preventiva”, ovvero un metodo per iniziare ad avvicinare gli articoli ai potenziali acquirenti ancora prima che gli ordini siano effettuati.

Il gruppo guidato da Jezz Bezos, diventato proprietario l’estate scorsa del Washington Post, studierà gli acquisti degli utenti, le loro ricerche su internet, il contenuto dei carrelli virtuali e perfino il tempo che il cursore del loro mouse trascorre su determinati articoli per preparare la lista di prodotti che saranno consegnati nel magazzino più vicino al probabile futuro acquirente, in modo da essere recapitati più velocemente nel caso in cui l’acquisto andrà a buon fine.

Gli utenti saranno così scoraggiati dal recarsi nei negozi in strada per mettere prima le mani sull’oggetto dei desideri. Nei documenti depositati presso le autorità competenti, la società di Seattle segnala infatti che i ritardi tra il momento in cui viene effettuato un ordine e quello in cui viene ricevuto l’oggetto “rischiano di dissuadere i consumatori dal fare acquisti online“.

I consumatori potranno ovviamente rifiutarsi di comprare quanto consegnato preventivamente al magazzino più vicino. In quel caso toccherà ad Amazon far fronte ai costi della restituzione della merce. Il gruppo potrebbe quindi offrire sconti per fare acquistare gli articoli, oppure – come recita il brevetto – il pacco potrebbe diventare un “regalo promozionale” per “sviluppare una buona reputazione con il cliente”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Pensioni, rivalutazione mignon anche per quelle bloccate da Monti e Fornero

prev
Articolo Successivo

Fatturato industriale risale dopo due anni. Aumentano gli ordini, trainati dall’Italia

next