Di fronte alle due più frequenti gravi malattie il carcinoma e l’infarto si determina quasi sempre una reazione psicologica caratterizzata da tre fasi: 1) fase di disperazione e scoraggiamento (non posso accettare di essere malato? Come farò?); 2) fase di rabbia e rancore (perché proprio a me? Gli altri stanno bene e non si rendono conto del mio malessere); 3) fase di accettazione e impegno (provo a collaborare coi medici per stare meglio e guarire). I pazienti affetti da queste due gravi malattie spesso vengono inviati al consulto psicologico. Molti vengono alla consulenza affermando che vogliono sfogarsi, ma che non credono nella possibilità di ricevere un aiuto. Le cure psicologiche per loro sono solo palliativi inutili di fronte alla malattia organica che li attanaglia. Altri invece vogliono credere che con il loro impegno psicologico e la loro volontà potranno guarirli. Molti affermano che vorrebbero credere in Dio perché pensano che chi crede abbia un, se pur fittizio, sollievo. Illudersi, anche se non serve da un punto di vista concreto, sarebbe per loro meno doloroso.

Alcuni studi hanno dimostrato che la meditazione, il rilassamento e la preghiera intensa determinano nel nostro corpo alcuni effetti a breve termine quali rallentamento del battito cardiaco, calo pressorio, migliore ossigenazione respiratoria, diminuzione della tensione dei muscoli sia sotto il controllo della volontà che involontari. Altre, se pur controverse, osservazioni  mostrano come a lungo termine si determini una diminuzione del cortisolo (definito da alcuni come ormone dello stress), miglioramento del sistema cardiocircolatorio e soprattutto del sistema immunitario. Proprio questo ultimo aspetto è interessante perché il sistema immunitario è il meccanismo di difesa che abbiamo nei confronti delle cellule tumorali e delle infezioni.

Mettendo assieme questi dati potremmo ipotizzare che se una persona affetta da carcinoma o infarto si dedica alla meditazione, al rilassamento o alla preghiera sta facendo una “sorta di cura” atta a migliorare la probabilità di guarigione dalla sua malattia.

Stiamo parlando di argomenti controversi in cui, per vari motivi metodologici, è difficilissimo arrivare a una conclusione scientifica certa.

L’ipotesi però che l’atteggiamento dei nostri nonni di raccogliersi in preghiera e meditazione fosse la giusta risposta alla scoperta di una grave malattia è indubbiamente suggestiva.

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