E’ calata di circa 10,8 euro in 2 anni la spesa per la gestione di un conto corrente in Italia, che nel 2012 si attesta a 103,8 euro. A rilevarlo è l’indagine annuale di Bankitalia. Ma fra le pagine del rapporto stilato dalla Banca centrale risulta anche che, insieme alle commissioni per affidamenti e scoperti, sono diminuite anche le operazioni fatte dalla clientela.

La spesa media per la gestione di un conto corrente bancario nel 2012 è stata di 103,8 euro, 4,1 euro in meno rispetto all’anno precedente e 6,7 in meno rispetto al 2010. In particolare, spiega la Banca d’Italia, si sono ridotte le spese fisse e le commissioni corrisposte in caso di affidamenti e di scoperti di conto. Aumentano, invece, le commissioni per le operazioni effettuate allo sportello (ad esempio i bonifici), specie se confrontate a quelle eseguite online. Se il costo dei conti corrente è diminuito, dunque, è anche perché nel 2012 sono state fatte in generale meno operazioni da parte dei clienti.

In realtà, i consumatori potrebbero risparmiare di più, come si evince dal confronto tra i costi effettivamente sostenuti e l’Indicatore Sintetico di Costo (uno strumento messo a punto per valutare se i contratti stipulati e le operazioni svolte corrispondono alle reali esigenze operative dei clienti). Circa un terzo dei conti ha registrato, nel 2012, un costo effettivo superiore. In tutti questi casi, l’Isc evidenzia situazioni in cui il cliente potrebbe utilmente valutare l’eventuale disponibilità di un prodotto alternativo che offra una struttura dei costi maggiormente bilanciata rispetto al numero e al tipo di operazioni svolte. Si è rilevato, ad esempio, che i contratti più recenti offrono spesso condizioni favorevoli rispetto a quelli con maggiore anzianità. 

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

“Non sostituiscono lo spazzolino”, Antitrust multa le gomme da masticare

prev
Articolo Successivo

Fiat, mercato auto italiano indietro di 50 anni, tra gennaio e agosto -10%

next