Anche se non la cita espressamente, la Grecia è uno degli snodi più complicati della campagna elettorale che la cancelliera uscente Angela Merkel sta affrontando in questi giorni. Perché è un banco di prova altamente scivoloso, perché da almeno sei mesi analisti e tecnici convergono sul fatto che ad Atene i conti non tornano e il Paese non sarà in grado di restituire il fiume di denaro che gli è stato prestato a tassi di interesse altissimi, perché la Grecia altro non è che una possibile anticamera per altri palcoscenici in preallarme. E frau Angela cosa fa? Dice e non dice, tenta di rassicurare i suoi elettori teutonici. E, così facendo, relegando il dossier ellenico a contorno in comizi e meeting. Ma la realtà è diversa, in quanto dal destino di Atene non dipende solo Berlino, considerati gli interessi milionari che ballano per i circa 250 miliardi di euro fin qui prestati in gran parte dalla Bundesbank, ma anche Roma e, perché no, Lisbona e Madrid: accomunate dal fil rouge di ricette che potrebbero solo aver ritardato il crack.

Accanto ai proclami orgogliosi per aver vinto la personale scommessa sulla crisi greca, come due giorni fa ha fatto dalle colonne della Frankfurter Allgemeigne Zeitung, la Merkel cova anche qualche timore: su di lei si stagliano, come ombre minacciose, i rilievi del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble. Per intenderci, il vero deus ex machina di ogni euro che dalla Germania si sposta verso Atene. In occasione di un comizio ad Amburgo il ministro ha riaperto la finestra per un nuovo programma ellenico. Come dire che i tre memorandum applicati fino ad oggi, (con tre tagli a stipendi, indennità e pensioni, maxi licenziamenti nel pubblico impiego e nuovi contratti per il privato da 350 euro al mese), l’ultimo dei quali votato dal Parlamento ellenico lo scorso novembre senza che alcun deputato avesse avuto il tempo materiale per leggere le 300 pagine del procedimento, non saranno sufficienti a chiudere la falla di Atene. A cinque settimane dalle urne a cui tutte le cancellerie si preparano con attenzione, Schaeuble ammette apertamente che qualcosa non è andato per il verso giusto nella crisi greca, e quindi in quella europea, sconfessando di fatto i teoremi fin qui sostenuti da frau Angela. Incassando il no francese con le barricate da Parigi, dove il ministro delle Finanze Pierre Moscovici in un’intervista radiofonica ha sottolineato di non vedere “alcuna urgente necessità di nuovi progetti di aiuti per la Grecia”. Un taglio del debito greco per tutti gli esperti è considerato inevitabile tuonano invece gli economisti del partito Alternativa per la Germaniache, al di là della condivisibilità del programma elettorale fondato sull’uscita dall’euro, mostrano quantomeno di saper fare i conti. E accusano Schaeuble, quindi la cancelliera Merkel, di aver sistematicamente mentito dopo l’introduzione dell’euro, ignorando tutte le voci di allarme ed emarginandole.

Solo lo scorso 12 Agosto Schaeuble aveva sottolineato che non ci sarebbe stata nessun’altra occasione di riflessione su altre agevolazioni finanziarie per la Grecia; come dire che il caso era chiuso con l’accordo del novembre scorso. Ma la Merkel ha da sempre escluso non solo un nuovo taglio del debito, ma anche un qualsiasi altro tipo di intervento. Anzi, ha indicato Atene e il suo governo di larghe intese conservatori-socialisti come modello ideale per uscire dalla crisi. Due giorni fa Merkel ha anche detto che “bisogna dare tempo alla Grecia perché le cose possano svilupparsi” e che alle porte non vedeva “un taglio del debito per la Grecia”. Anzi si meravigliava di quanto se ne parlasse “in modo irresponsabile, una simile decisione potrebbe causare insicurezze in altri parti dell’Europa”. Aggiungendo di aver “convenuto di riesaminare la situazione greca a fine 2014 o inizio 2015”, quando invece il pit stop per Atene era stato fissato da tempo al 2016. Evidentemente non parla la stessa lingua del suo ministro delle Finanze o, forse pesano di più le vicine urne. Semplicemente sulla crisi greca e dell’euro la cancelliera ha scelto di non dire: si esprime poco nei comizi o lo fa senza entrare nel merito analitico di prestiti e trend. Lasciando senza fiato un continente intero.

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