Al cantiere del Tav in Val di Susa i costi aumentano troppo. Che siano quelli per i container o per la fornitura dell’acqua ai wc, i prezzi salgono e i militanti della causa No Tav vogliono che si indaghi. Per questo gli amministratori contrari alla linea Torino-Lione in undici comuni valsusini presenteranno presto un esposto alla Procura di Torino e alla procura regionale della Corte dei conti segnalando alcune anomalie. L’idea di denunciare tutto ai magistrati è nata dopo aver letto due contratti stipulati dalla Lyon-Turin ferroviaire (Ltf, società che sta gestendo i lavori) e diventati pubblici su ordine del Tar Lazio. Questi documenti dimostrerebbero come i costi per alcune forniture e servizi al cantiere di Chiomonte, dove si sta scavando un tunnel esplorativo, siano più alti rispetto al prezziario dei lavori pubblici della Regione Lombardia, usato come riferimento. In alcuni Comuni è partito così un iter amministrativo per chiedere informazioni più chiare a Ltf e per segnalare alla giustizia le anomalie. “Abbiamo votato delle delibere in cui si evidenziava che qualora le spiegazioni fornite non fossero state esaustive ci saremmo rivolti alla procura della Repubblica e alla procura della Corte dei conti”, spiega Alberto Veggio, consigliere comunale di minoranza a Condove.

Lui è stato il primo a muoversi: “A Condove è stata approvata all’unanimità la richiesta di chiarimenti all’architetto Mario Virano, presidente dell’Osservatorio Torino-Lione”, spiega a ilfattoquotidiano.it. In questa mozione sono documentate le spese: solo 765mila euro sono andate all’affitto di baracche prefabbricate da cantiere per 342 giorni. Per lo stesso periodo sono stati spesi quasi 452mila euro per il noleggio della torre faro. Per i mezzi a disposizione delle forze dell’ordine sono stati spesi 662mila euro, quasi duemila euro al giorno. “Altri dieci comuni hanno approvato il documento – continua Veggio – Tra questi c’erano anche quelli di Sant’Antonino e Susa, i cui sindaci sono favorevoli al Tav. Si vede che i numeri presentati erano talmente giganti che pure chi è allineato a Ltf non può esimersi dal chiedere chiarimenti”.

Dopo i voti a Rivalta, Avigliana, Sant’Ambrogio, Villarfocchiardo, Condove, Sant’Antonino, Susa, Bussoleno, Meana, Almese e Mattie, Virano ha inviato delle informazioni per giustificare i costi. Secondo il commissario del governo non si possono comparare i prezzi con quelli del prezziario della Regione Lombardia perché i costi di Ltf sono stimati in maniera diversa, completi di servizi e assistenza. E così, si nota nel documento della società, si hanno addirittura dei risparmi rispetto al prezziario di riferimento. Ma ci sono altre incongruenze contrattuali che gli amministratori No Tav hanno rilevato: l’Osservatorio afferma che ai contratti si applica la normativa francese (secondo cui non servirebbero tutte le certificazioni necessarie per gli appalti pubblici in Italia), eppure nei documenti si parla di diritto italiano. E poi? “Ci sono dei costi spropositati per la fornitura di acqua ai bagni del cantiere. Sono stati spesi più di 150mila euro in undici mesi”, spiega Veggio. Dal loro dossier risulta che sono stati usati 150mila metri cubi di acqua, pari a 454.545 litri di acqua al giorno e che, considerando una dotazione di 150 litri al giorno per ogni lavoratore, è come se nel cantiere di Chiomonte lavorassero ogni giorno tremila persone. Altro dato incongruente per gli amministratori è il costo delle pulizie dei container: circa 180mila euro per due lavoratori (ciascuno con un furgoncino) impiegati otto ore al giorno per trenta giorni al mese per undici mesi.

La società italo-francese ha già fornito una risposta alle contestazioni trincerandosi dietro la questione dell’ordine e della sicurezza: “Analizzeremo le osservazioni che ci vengono fatte. Invitiamo però i comuni a far altrettanto a proposito dei sovraccosti per le violenze contro il cantiere”.

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