“Chi entra nella giungla delle sei corde non ne esce vivo”, scrisse su un pezzo di carta un gitano a Barcellona. Quel pezzo di carta era per Alessandro Mannarino. Leggenda o realtà, così la racconta il cantautore romano, nonché blogger di questo sito, che ieri sera  – insieme ai musicisti Fausto Mesolella, Tony Canto e Alessandro Chimienti – ha fatto cantare e ballare, con i limiti imposti da galleria e platea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, almeno 2500 persone, con i suoi ormai “classici” accompagnati soltanto dalle chitarre.

Mannarino è capace di mettere d’accordo adolescenti e adulti. Così capita di vedere soffrire (perché vorrebbero alzarsi per ballare quando scatta il ritornello – “Osso di seppia vai non tornare, c’è una città in fondo al mare, dove i diamanti non valgono niente…” ) due ragazzini, e soffrire con loro i genitori che li hanno accompagnati e allo stesso modo cantano: “Me so’ ‘mbriacato de ‘na donna, quanto è bbono l’odore della gonna, quanto è bbono l’odore der mare, ce vado de notte a cercà le parole”.

Potenza di un ragazzo di periferia che quest’estate abbiamo visto riempire il Foro Italico, dopo aver incantato al concertone del Primo maggio e alla festa del Fatto al Fuori Orario (Taneto di Gattatico, Reggio Emilia). Adesso aspettiamo il terzo album e magari un bel concerto all’Olimpico. Daje Alessà.

 

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