Una stanza segreta con le pareti completamente rivestite di ritratti di donne: è questa l’immagine da cui non riesco a staccarmi da quando ho visto l’ultimo film di Giuseppe Tornatore, La Migliore Offerta. Forse perché mi hanno sempre colpito e incuriosito le collezioni e i collezionisti, soprattutto quando arrivano a livelli così ossessivi, direi patologici. Certo, qui non si tratta di una persona reale, ma di un personaggio cinematografico, l’elegante e misantropo banditore d’aste Virgil Oldman, interpretato da Geoffry Rush.

Venezia trofei di cacciaMa quell’immagine e quella stanza, intimo rifugio della fragilità di un uomo pubblicamente sicuro e pieno di sé, mi ha immediatamente trasportato in un altro luogo, questa volta reale e non (più) segreto. Siamo a Venezia, per la precisione al Museo di Storia Naturale, dove una delle sezioni del nuovo allestimento, progettato dall’architetto Lorenzo Greppi e inaugurato nel 2011, si intitola “Raccogliere per stupire, raccogliere per studiare”. Si tratta di un percorso singolare che illustra l’evoluzione del collezionismo naturalistico, da raccolte costituite con finalità prevalentemente estetiche alla tradizionale classificazione scientifica. In particolare, sono due le sale in cui entrando ho chiaramente percepito la vicinanza con la passione/ossessione del collezionista, e cioè quelle dedicate alla collezione africana del conte Giuseppe De Reali, raccolta in 12 viaggi compiuti tra l’Africa settentrionale sahariana ed equatoriale tra il 1898 e il 1929. Si giunge qui dopo aver viaggiato attraverso la parte più innovativa dell’esposizione, quella multisensoriale, realizzata utilizzando moderne tecnologie multimediali e interattive, tra luci ed ombre, chiari e scuri, suoni e colori, immagini fisse e in movimento.

Venezia trofei di cacciaEcco, di colpo invece, si torna all’inizio del secolo scorso, e dalle pareti dipinte color rosso porpora si affaccia una moltitudine di trofei di caccia, appesi vicini, uno accanto all’altro, proprio per esprimere quel senso della ripetitività senza fine tipico delle collezioni. Così, mettendosi al centro delle stanze si può cominciare a girare su sé stessi e incrociare gli sguardi vitrei, a volte interrogativi, a volte più severi, di decine di antilopi, di qualche ippopotamo e persino di un elefante con la proboscide alzata e di una giraffa che, grazie al suo collo, arriva quasi a toccare il soffitto.

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