Premessa necessaria, per evitare equivoci: non sono mai stato un fan scatenato di Massimo D’Alema. Ma non posso nascondere che mercoledì sera, ascoltandolo e vedendolo nel corso dell’Otto e mezzo di Lilli Gruber (tra parentesi, complimenti per la trasmissione, da quando c’è lei a condurre è il miglior talk politico della tv italiana), ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un gigante.

So già quali sono le reazioni che susciterà questa affermazione, quante e quanto gravi obiezioni arriveranno: dalla follia della Bicamerale alla sostituzione a capo del governo di Romano Prodi, con un’operazione non propriamente trasparente; insomma tutto quello che Travaglio puntualmente ricorda ed enumera quando si parla di D’Alema. Ma qui parlo solo della sua presenza televisiva che brilla come una stella di prima grandezza.

Non solo la proverbiale e talvolta indisponente calma olimpica che gli consente di pesare e scegliere le parole (mica poco di questi tempi di confusione linguistica); non solo la logica stringente, la razionalità dell’argomentazione, il rigore cartesiano delle distinzioni, con cui svuota le critiche degli interlocutori e motiva le sue scelte più delicate; non solo la precisione dialettica con cui colpisce un bersaglio che si pensa inattaccabile (un capolavoro, mercoledì sera l’attacco a Gramellini senza nominarlo). C’è di più, almeno io ho visto di più a Otto e mezzo. Ho visto una concezione e una rappresentazione della politica e del potere intensa, drammatica, dolorosa, degna di una tragedia shakespeariana, di un testo del Machiavelli.

A un certo punto, grazie anche alla puntualità della regia abilissima nella scelta dei piani, mi sono reso che io e chi seguiva il programma con me, abituati, di solito, a commentare anche vivacemente ciò che si sente e si vede sul teleschermo, eravamo come ammutoliti, in attesa della successiva argomentazione, del successivo annuncio. E ammutoliti erano anche Lilli Gruber e Riccardo Jacona, due tipi che non le mandano a dire ai loro interlocutori e che, di solito, non si lasciano incantare da nessuno. 

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Il cortocircuito della stampa italiana tra la crisi dei poteri e l’attesa degli aiuti

prev
Articolo Successivo

Usa, Newsweek dice addio alla carta: dal 2013 sarà solo on line

next