Con un bel comunicato stampa datato 4 ottobre, il governo Monti ha varato il Dl crescita 2.0 con i provvedimenti relativi alla “Agenda Digitale”. A una prima occhiata, si trova quanto già annunciato (investimenti per la banda larga), parecchie novità in tema di rapporti tra Pubblica amministrazione e cittadini, misure di sostegno alle start up (imprese innovative).

La sezione dedicata alle startup è quella più corposa. La ricetta puzza un po’ di vecchio, con la previsione di commissioni di valutazione ed elenchi dedicati, ma non lasciamoci ingannare. L’innovazione c’è ed è in perfetto stile Monti. Per favorire la nascita di imprese innovative si punta infatti su agevolazioni fiscali, credito a basso costo e l’immancabile possibilità di assunzioni a tempo determinato per 48 mesi (che sono un’eternità).

In definitiva l’innovazione all’italiana si favorisce puntando al futuro: un bel regime separato che prevede precariato per i lavoratori,  partecipazioni finanziarie anche nelle Srl e l’incentivazione nell’uso delle stock options (a cui si applicano anche agevolazioni fiscali) come retribuzione. Così i dipendenti (flessibili, si precisa) diventano anche soci e si fanno finalmente carico del rischio d’impresa.

Fatti i conti, si tratta più o meno dello stesso “futuro” made in Usa che ha portato alla crisi. Una cura omeopatica? Anche dalle parti del governo devono aver intuito che la strada è a rischio, visto che insieme alle disposizioni per agevolare la nascita delle start up si è già previsto un procedimento di favore per il loro fallimento. I futuri “imprenditori innovativi” si leccano già i baffi, pregustando nuove avventure a rischio zero. Buona innovazione a tutti!

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