Imperfezioni esasperate e difetti ingigantiti. Nessuna potrebbe passare incolume da una visita dal chirurgo estetico: lo dimostra Cristina Sivieri Tagliabue nel documentario inchiesta “Body Shopping – appena ho 18 anni mi rifaccio” presentato, fuori concorso, al Giffoni Film Festival 2012. L’autrice è andata da cinque professionisti del settore per chiedere se avesse bisogno di “un ritocchino”: le diagnosi, come lei stessa ammette, “sono state peggiori di quanto immaginasse”. Un po’ di filler per le rughe, una ‘limatina’ al naso e un aumento del seno: sono solo alcuni dei consigli ricevuti dai medici.

Un colpo all’autostima che non tutte le donne riescono a superare: secondo l’International society of Aesthetic plastic surgey, l’Italia è al terzo posto nella classifica mondiale dei Paesi che ricorrono al bisturi, con 820.00 interventi stimati in Italia nel 2011. Un’esperienza vissuta in prima persona e raccontata per immagini, sotto la direzione di Daniela Robecchi, in parallelo a un’altra storia: quella di Carla, 18enne, di professione ‘aspirante attrice‘: “Sono una ragazza coraggiosa e determinata. Perché non sottopormi a un intervento, perché non diventare quella che vorrei essere?”.

Il suo chirurgo la chiama Carlà, come la moglie di Sarkozy, mentre i genitori sono ormai convinti di pagarle un intervento di chirurgia estetica. Il video-racconto, che dura  un’ora, è tratto dal libro “Appena ho 18 anni mi rifaccio” uscito nel 2009 per Bompiani.

Dal 12 luglio è entrata in vigore la legge che vieta l’impianto di protesi mammaria a fini estetici sulle minorenni. Anche se i rappresentanti delle multinazionali che operano nel settore non amano essere intervistati, Tagliabue parla con un mediatore finanziario che le svela le logiche del business del bisturi: “Nella medicina del benessere i medici sono ‘dealer’, venditori. E i pazienti sono clienti. Per questo hanno rateizzato gli interventi”. Il trailer del film si chiude con un interrogativo: “Se ogni medico vi dicesse che dovete rifarvi una parte diversa del corpo, voi cosa fareste?”. La sfida è aperta.

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