Libero di ieri titolava: “Preghiera a Madonna: lascia perdere il cinema” e chiosa “Quello per il cinema è destinato a essere l’unico amore non corrisposto della vita di Madonna”.

Doverosa premessa: chi blogga non è un fan dell’artista in questione e, non avendo ancora visto il film, non voglio mettere in dubbio la recensione che stiamo prendendo in esame. Quello che trovo curioso è che nel pezzo non si faccia alcun riferimento ad Evita. Come se il capolavoro di Alan Parker non fosse mai esistito. Anche solo come eccezione che confermi una regola che sembrerebbe in effetti “aurea”.

Evita per la nostra eroina fu la sua sfida più grande. Addirittura maggiore di riuscire a intrattenere e soddisfare 150mila fans in una botta sola senza saper né cantare né ballare in maniera dignitosa. Evita poteva rappresentare davvero il baratro sotto più di un punto di vista. Il film è a mio avviso un capolavoro e a sorpresa Madonna ne uscì trionfante. Sui critici (che le assegnarono tra l’altro il Golden Globe come Miglior attrice) ma non naturalmente sui colleghi (agli Oscar prese solo la nomination per la canzone originale che con grande savoir faire decise comunque di andare a cantare).

Sarà stato Alan Parker, sarà che il ruolo le si addiceva particolarmente, mettiamoci pure una congiunzione astrale favorevole, fatto sta che una Evita migliore di lei non poteva esserci. Ecco sono passati 15 anni e tanti film brutti da quel momento, però quell’interpretazione rimane lì. Fissata nel tempo. Su qualsiasi supporto la si vorrà in futuro andare a ripescare, quel film testimonia che dentro di lei una scintilla invece c’è e che molti anni fa provoco un’esplosione.

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