L’esperienza di Palermo può insegnare alcune cose delle quali è bene tenere conto.

Leoluca Orlando ha vinto perchè ha dimostrato non solo che lui il “sindaco lo sa fare”, ma anche che ha le carte in regola per agire in piena autonomia da tutti i partiti, anche l’IDV, del quale è addirittura portavoce.
Ma ha vinto anche perchè è riuscito a creare quel “pathos” necessario al coinvolgimento delle aspettative delle palermitane e dei palermitani.
Cittadini che non hanno inseguito il sogno populista di un leader, ma piuttosto hanno apprezzato la sua capacità di mettersi a disposizione di tutta la città, per perseguire il bene comune: la salvezza di Palermo. Non solo dal disastro economico, ma anche dalle derive culturali e civili che hanno contrassegnato gli ultimi 10 anni di malgoverno cittadino.

Leoluca ha colpito la sfera emotiva dei cittadini, ma senza trucchi e senza inganni. Prospettando la necessità di sacrifici, ma anche di una vera rinascita sociale e culturale della città di Palermo.
Ecco perchè il “Modello Palermo” può realmente rappresentare un punto di partenza esportabile in altre città italiane e propedeutico a un coinvolgimento (o meglio ri-coinvolgimento) dei cittadini e delle cittadine in un progetto di cambiamento che si apra a tutta l’area del Mediterraneo.

Ma questo può accadere solo se ciascuno di noi è disponibile ad andare oltre il proprio recinto di appartenza o di riferimento (sempre che se ne abbiano), senza cadere nell’antipolitica ma lanciando il cuore oltre l’ostacolo.Chi ha vissuto dall’esterno la campagna elettorale palermitana non può capire quanto forte sia stato il contributo delle volontarie e dei volontari. Centinaia di cittadini che si sono mobilitati grazie anche ai social network, utilizzati per informare, aggregare, animare, raccogliere, coordinare, coinvolgere e rilanciare idee e proposte.
Sarebbe un peccato disperdere queste energie positive: l’esperienza di Palermo deve essere guida ed esempio.

L’intelligenza collettiva che si è attivata può essere un motore molto importante per costruire un progetto di riforma della politica in Italia. Per questo è necessario raccogliere al più presto le aspettative create negli ultimi mesi per canalizzarle in idee e prospettive di riscatto democratico.

Lo possiamo fare declinando uno slogan molto efficace: quel “lo sa fare” può diventare un “si può fare”, rivolto a tutti quelli che hanno voglia di mettersi in gioco per restituire alla parola “politica” uno dei suoi significati più dimenticati: l’arte di governare. E’ così partendo dalla città che negli anni ’90 ha saputo proporsi come una delle capitali della cultura europea, dobbiamo provare a far partire un moto rivoluzionario che, partendo dal sud e dal mediterraneo, contamini e si diffonda.
Questa è una delle responsabilità che la vittoria di Orlando a Palermo si porta dietro. A noi la possibilità di concretizzarla e di dargli gambe. Si può fare.

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