Ero a Napoli, questo week end, quando sono arrivate le parole di Maradona. Non si parlava d’altro, nei bar del Vomero, tra le statuette di via San Gregorio Armeno, sopra Posillipo, sotto il San Paolo. Ovunque, “avete sentito quello che ha detto?”. Poche parole, le sue: “Auguro al Napoli e ai miei vecchi tifosi di vincere la Champions League quest’anno. E’ forte e puo’ farcela”. E poi un video. Con il suo abbraccio a Scampia. Che inizia con “ciao, sono Diego”… quanti cuori si sono sciolti? E pagine di giornali che sono state riempite con ricordi, e paragoni. Ma, qui, a Napoli, è la gente in strada che parla, quella che lo ha sempre sostenuto. “Diego si ricorda sempre di noi”, “Diego è come se non fosse mai andato via”, “Diego può tornare quando vuole, lo ospito io”. E via così. Non ci sono paragoni, naturalmente, esiste solo lui.

Se sei seduto ad un tavolino, e inizi a parlare di Diego, c’è sempre qualcuno che con carta e penna si mette a fare lo schizzo dell’azione di quel gol all’Inghilterra. Ne scartò cinque, ne sedette sei, ne segnò due, vinse una partita, pareggiò una guerra, sorprese un secolo. Il gol dei gol ha generato un filone nella letteratura. Ne hanno scritto tutti: Galeano, Soriano, Montalbàn, Amis, piccoli e grandi, sudamericani e europei, in molti l’hanno anche cantato, ci hanno fatto video-game. E la sua storia è da leggenda. Noi che lo abbiamo visto giocare, abbiamo tutto ancora negli occhi. Perché lui era capace di pensare con i piedi, era capace di gonfiare i polmoni nelle partite più dure. Durante la sua carriera da calciatore ha solo raccolto illusioni, senza aver mai seminato pietà. Merce da mito. Soriano scriveva che “A Dio no le gusta el futbol. Per questo il paese va come va, di merda”.

Deve 40 milioni al fisco italiano. C’è chi dice che devono cadere in prescrizione, che quel debito deve essere annullato, che si può fare in altra maniera. “Si può organizzare una partita di pallone con lui, dove tutti i tifosi comprano il biglietto, 25 euro in curva e 70 euro in tribuna, e con quei soldi si salda il suo debito con lo stato italiano”. Maradona propone un dialogo. E subito dall’Agenzia delle Entrate fanno sapere che lui non ha diritto ad un trattamento privilegiato. Secondo me, sì.

Alternative?

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