”Ruby mi disse che avrebbe potuto chiamare il presidente per chiedergli aiuto”. Lo ha raccontato in aula a Milano alla ripresa del processo Ruby a carico di Silvio Berlusconi, Antonio Leanza, uno dei poliziotti che intervennero lo scorso 5 giugno verso le 6 di mattina in via Villoresi per una lite tra la marocchina minorenne e la sua amica-padrona di casa Michelle Conceicao.

Il poliziotto ha raccontato che quando portò Karima El Marough alla clinica De Marchi perchè le due donne si erano picchiate, la ragazza era in stato di agitazione e di difficoltà. “Ad aprirci la porta -dice l’agente- è stata la minore che era praticamente nuda, aveva un perizoma. Le due ragazze si accusavano di essere prostitute. In particolare Karima rinfacciava all’altra di esserle stata affidata. A noi raccontò di essere minorenne e marocchina”. Diversa la versione di Michelle Conceicao che raccontò “di non essere lei l’affidataria ma una sua amica. Un persona importante, in vista”.

Ruby aveva confidato all’agente di “una certa sua conoscenza con un certo presidente, una persona importante” e disse che “lo avrebbe potuto chiamare per un aiuto”. Nel ripercorrere l’intervento per sedare quella lite il poliziotto ha aggiunto che Ruby gli aveva spiegato che la Conceicao la costringeva non a rapporti sessuali ma “a pratiche sessuali con i suoi clienti”, come “spogliarsi e farsi toccare da loro” e che quel giorno di giugno il pm minorile vietò tassativamente che la minorenne venisse riaffidata alla consigliera regionale Nicole Minetti, a differenza di quanto era accaduto nella notte tra il 27 e 28 maggio precedente quando la ragazza venne trattenuta in Questura e ‘rilasciata’ dopo una telefonata della presidenza del Consiglio.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Mezza condanna per un mezzo statista

prev
Articolo Successivo

I segreti dei giudici amministrativi

next